{"id":487,"date":"2010-04-21T10:12:33","date_gmt":"2010-04-21T08:12:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=487"},"modified":"2021-02-25T15:45:47","modified_gmt":"2021-02-25T14:45:47","slug":"faraway-in-vienna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=487","title":{"rendered":"Faraway in Vienna"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/servitengasse3.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-484\" width=\"501\" height=\"377\"\/><figcaption>Servitengasse, Wien<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel maggio di qualche anno fa una piccola societ\u00e0 di ricerca di Napoli, con la quale ho avuto modo di lavorare nel passato, mi ha invitato a Vienna per presentare la mia attivit\u00e0 di videoricercatore all&#8217;interno di una Conferenza Internazionale sulle politiche sociali nelle aree urbane. Sulla conferenza non c&#8217;\u00e8 molto da dire; come spesso capita in queste grandi occasioni internazionali, l&#8217;incontro era piuttosto formale nei temi trattati e assolutamente superficiale nei contenuti. Mi ha permesso per\u00f2 di entrare in contatto con un insieme variegato e composito di microprogetti sociali, culturali, artistici, promossi da singoli cittadini e da associazioni viennesi, che lavora nei vuoti lasciati nel tessuto urbano dall&#8217;esodo degli ebrei dopo l&#8217;Anschluss. Questi \u201cvuoti\u201d, questi rimossi, vengono messi al centro di iniziative, volte non tanto al recupero della memoria, quanto alla costruzione di un nuovo tessuto sociale urbano.<\/p>\n\n\n\n<p>Una di queste iniziative \u00e8 proprio dietro il mio albergo, nei vecchi caseggiati operai del quartiere di Alsergrund, ora un&#8217;area residenziale a pochi metri dal Donaucanal. Servitengasse \u00e8 una strada stretta e lunga, che corre parallela al canale, ed \u00e8 li dove ho incontrato Barbara, una cinquantina d&#8217;anni, che lavora alla Camera del Lavoro cittadina. In un piccolo slargo sotto un albero e proprio vicino ai tavolini di un caff\u00e8 si apre un foro nella pavimentazione, al di sotto del quale sono visibili, protette da un vetro, una gran numero di chiavi, ognuna con una targhetta ed un nome. Sono le chiavi delle case abbandonate dagli ebrei che abitavano in questa strada, in fuga dopo l&#8217;annessione alla Germania nazista, quando quasi 100.000 viennesi dovettero abbandonare le proprie case per \u201cmotivi razziali\u201d. Circa 65.000 altre persone che non ebbero modo di fuggire furono assassinate. Barbara, che ha imparato l&#8217;italiano ascoltando Fabrizio De Andr\u00e8, ha per anni bussato a tutte le porte della strada, con in mano un elenco telefonico del 1938, e ha ricostruito la storia della diaspora di quella piccola comunit\u00e0. Di ogni singolo abitante ebreo. L&#8217;ha fatto per i suoi figli e per suo suocero, quasi cieco, con cui vive proprio in Servitengasse, perch\u00e9 non abbiano a sentirsi soli, e ad avere paura, come \u00e8 successo a lei, quando \u00e8 tornata ad abitare l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Barbara non \u00e8 un problema di memoria, almeno non solo, \u00e8 un problema attuale, che scotta le dita. Sente l&#8217;ombra di quel passato lugubre allungarsi fino ad oggi, e prendere la forma di un vuoto, di una lacerazione mai rimarginata nelle maglie del tessuto sociale della sua strada. E a lacerazioni come questa fa risalire il degrado e la mancanza di prospettive che sembrano affliggere altre strade, piazze, quartieri della citt\u00e0, che appaiono oggi come isole di mancato sviluppo nel mare crescente dei processi di urbanizzazione degli ultimi anni; proprio accanto alla Mariahilfersstrasse, cuore commerciale di Vienna, animatissima durante il giorno e luminosa la notte, c&#8217;\u00e8 nascosta una di queste isole.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; una strada squallida, senza alberi e quasi senza marciapiedi; a piano terreno niente negozi, solo garage, gli edifici incolori, una gran quantit\u00e0 di panni stesi alle finestre, antenne satellitari ad ogni balcone. Qui nel 1939 fu distrutta la pi\u00f9 grande delle 22 sinagoghe bruciate dai nazisti. Oggi al suo posto c&#8217;\u00e8 un un anonimo caseggiato popolare, proprio nel centro della via. Un&#8217;associazione di abitanti della strada ha ricostruito la facciata della sinagoga a dimensione naturale in pannelli di legno, e l&#8217;ha appoggiata sulla facciata del caseggiato, in modo da coprirla tutta.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;hanno fatto, mi spiega Kurt, che fa il panettiere proprio li vicino, per ridare una forma e un senso ad un luogo che sembra averli smarriti, una strada che somma all&#8217;estraneit\u00e0 alla citt\u00e0 che la circonda quella dei suoi abitanti, gran parte dei quali figli di immigrati turchi, come lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Vienna, come in tutte le altre grandi citt\u00e0 europee, ha vissuto negli ultimi 40 anni una rivoluzione demografica. Non solo l&#8217;immigrazione dai sud del mondo ma anche lo spostamento e l&#8217;insediamento di funzioni produttive, commerciali e \u201cdirezionali\u201d ha fatto saltare la tradizionale separazione fra centro e periferie e sconvolto la gerarchia territoriale dei quartieri. Flussi di cittadini hanno seguito la riorganizzazione dello spazio urbano, e molti quartieri hanno visto un ricambio di popolazione quasi totale. Non \u00e8 un fenomeno nuovo. In alcuni casi, in alcuni luoghi, in alcune fasi storiche, ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in maniera graduale, in altre violenta: \u00e8 il caso della diaspora ebraica, ma anche, in altre citt\u00e0, della rapida riconversione di aree produttive seguite alla deindustrializzazione. Oppure, con \u201cl&#8217;invasione\u201d, in quartieri di nuovi cittadini immigrati, e la fuga dei vecchi. Oggi non vi \u00e8 strada, non vi \u00e8 citt\u00e0 in Europa che non sia abitata da nuovi abitanti. Questi abitanti provengono da storie diverse, da culture diverse, e spesso parlano lingue diverse. Ma condividono un presente spaziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il multiculturalismo \u00e8 il senso profondo dell&#8217;Europa, un&#8217;area culturale nella quale si parlano pi\u00f9 di venti lingue e che aspira ad essere unita. Per le nuove politiche di integrazione e coesione sociale, tornare a ragionare sull&#8217;espulsione dalle citt\u00e0, sulla dispersione e sul genocidio di una parte di cittadini europei che hanno contribuito in maniera sostanziale alla nascita e crescita della cultura urbana del continente, nasce da un bisogno sentito da molti cittadini, non solo ebrei, di fare i conti con la prima originale negazione moderna delle altre culture, non nella sua dimensione storica, ma domestica, di quartiere, umana. Quella stessa negazione delle altre culture che oggi rivive, in forme diverse, nei confronti degli immigrati del sud del mondo, e che forse a tutt&#8217;oggi rappresenta l&#8217;ostacolo pi\u00f9 difficile da superare per raggiungere una reale integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi progetti vogliono gettare un ponte fra luogo e suoi nuovi abitanti, e propongono un uso della storia non come memoriale ma come proiezione verso il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Vienna, 21 aprile 2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel maggio di qualche anno fa una piccola societ\u00e0 di ricerca di Napoli, con la quale ho avuto modo di<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=487\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\">Faraway in Vienna<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":491,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/487"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=487"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/487\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":490,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/487\/revisions\/490"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/491"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=487"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=487"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=487"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}