{"id":400,"date":"2021-01-14T20:04:16","date_gmt":"2021-01-14T19:04:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=400"},"modified":"2021-01-25T19:00:47","modified_gmt":"2021-01-25T18:00:47","slug":"quando-i-margini-assediano-le-citta-i-nuovi-centri-culturali-stanno-cambiando-la-provincia-profonda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=400","title":{"rendered":"Quando i margini assediano le citt\u00e0: i nuovi centri culturali stanno cambiando la provincia profonda"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/berlino-marginicitta\u0300-1-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-480\" srcset=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/berlino-marginicitta\u0300-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/berlino-marginicitta\u0300-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/berlino-marginicitta\u0300-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/berlino-marginicitta\u0300-1-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/berlino-marginicitta\u0300-1-2048x1536.jpg 2048w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/berlino-marginicitta\u0300-1-440x330.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Berlino 2015<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 molto discutere su quelli che Andr\u00e9s Rodr\u00ecguez Pose definisce \u201cluoghi che non contano\u201d, gli spazi abbandonati dalla politica, quelle porzioni di territorio che hanno visto rarefarsi i servizi fino a ridurre sostanzialmente i diritti dei cittadini. Luoghi che esprimono il loro disagio quasi sempre in una forma rabbiosa e distruttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019insicurezza muove dalle aree pi\u00f9 remote e si allunga verso il centro, nelle cinture metropolitane, dove si trasforma in paura e diventa egemone in campo politico. Ma non \u00e8 solo il voto di rabbia ad assediare il centro. Alcuni segnali positivi fanno pensare che ci stiamo avvicinando ad un punto di svolta; al passaggio da una fase caratterizzata della protesta nichilista dei cittadini atomizzati a una nuova, nella quale cresce l\u2019urgenza di costruire una proposta organizzata per il futuro del paese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Manifesti dal futuro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Proprio in questi giorni, sulla mia scrivania, si ammucchiano una gran quantit\u00e0 di \u201cmanifesti\u201d, quasi tutti in lavorazione, che danno la percezione di quanto i margini del nostro paese siano in movimento, e di come provino, rivolgendosi ad un pubblico vasto, a farsi proposta di cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Dichiarazioni pubbliche che espongono principi e definiscono obiettivi, pragmatici o utopici, ancor oggi in maniera frammentata, nel tentativo di dare risposta alla \u201ccrisi italiana\u201d, percepita sempre meno come una variabile specifica della crisi internazionale, e sempre pi\u00f9 come declino storico di un modello di sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Manifesti che rivendicano una nuova centralit\u00e0 della montagna nel costruire un \u201cgreen new deal\u201d, e propongono nuovi paradigmi economici, nuove forme di organizzazione sociale, che scendendo dalle valli pi\u00f9 lontane possano irradiare il resto del nostro paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri che denunciano la gravit\u00e0 del trend demografico del nostro paese, e che interrogano il sistema sul \u201cche fare\u201d per ripopolarlo, altri ancora che si concentrano sulla \u201cperiferizzazione\u201d della provincia italiana nel tessuto produttivo e propongono di rimettere al centro la rete delle medie citt\u00e0, vera spina dorsale del paese. O, ancora, Carte che ipotizzano come la vera rivoluzione possa risalire dal sud attraverso il recupero di un modello mediterraneo di innovazione, o che possa provenire da una rigenerazione culturale e sociale degli spazi dismessi e dei luoghi interstiziali, finalmente promossa a politica organica.<\/p>\n\n\n\n<h1>Tratto comune \u00e8 parlare al futuro, porre al centro le relazioni delle comunit\u00e0 con la diversit\u00e0 del territori0 e un\u2019ambiziosa concezione di cultura<\/h1>\n\n\n\n<p>Provengono prevalentemente da ambiti culturali a cavallo fra la teoria e l\u2019attivismo civico, e dal quel variegato mondo della ricerca multidisciplinare, accademica a non, fortemente radicata in specifici territori, che spesso si rivolge direttamente alle politiche. Non ancora un clamore, ma piuttosto un mormorio, un qualcosa che prende forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Tratto comune a tutti questi manifesti \u00e8 di parlare al futuro, porre al centro della rinascita le persone, le relazioni delle comunit\u00e0 con la ricchezza e diversit\u00e0 territoriale degli ambienti, e una inedita, ambiziosa, concezione di cultura, pensata come capace di generare un nuovo ed originale progetto per il nostro paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne ho il tavolo pieno perch\u00e9 guardare come cambia il paese a partire dai suoi margini geografici, dalle aree che perdono popolazione, cercare di cogliere le dinamiche che lo attraversano e trovare una maniera per assecondarle e rimuovere gli ostacoli al loro dispiegarsi, \u00e8 stato il mio lavoro negli ultimi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel loro essere \u201caree morte abbastanza per poter rinascere\u201d, assomigliano paradossalmente ai vuoti distopici nei centri delle citt\u00e0 deindustrializzate degli USA, che l\u2019urbanista Alessandro Coppola ci descrive come spazi unici dove i community makers possono sperimentare nuove relazioni di comunit\u00e0, ad oggi l\u2019unico antidoto conosciuto allo spopolamento, prima, e forse all\u2019estinzione, poi. Ed in effetti uno degli effetti della crescita delle disuguaglianze sociali e territoriali \u00e8 che la riduzione dei servizi di prossimit\u00e0 pubblici, e l\u2019allontanamento dei luoghi di studio e di lavoro si insinuano nelle aree urbane di tutta Europa. Non \u00e8 un caso che il programma elettorale di Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, gira intorno alla proposta \u201cle Paris du \u00bc d\u2019heure\u201d, ossia di rendere tutto accessibile da casa in un quarto d\u2019ora, servizi, amenities, lavoro, per tutti gli abitanti della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro \u00e8 sempre, nel discorso pubblico, un paese in qualche maniera \u201cmancato\u201d, con un\u2019economia e una societ\u00e0 feudale o semiformale, storicamente e strutturalmente \u201cin ritardo\u201d, mentre rispetto a cosa sia in ritardo, \u00e8 meno chiaro e le opinioni, quando ci sono, sono discordanti. Lo storico John Foot, nel suo ultimo libro sull\u2019Italia, e prima di lui David Forgacs, ci sollecitano a superare questo approccio. Ci suggeriscono di guardare ai margini geografici e sociali del nostro paese, le aree pi\u00f9 lontane, le paranoiche periferie metropolitane del nord, il sud, i gruppi dello svantaggio sociale intersezionale, le famiglie deboli e gli stranieri, come i laboratori della contemporaneit\u00e0. Io sono andato a guardare nelle aree interne.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La rigenerazione urbana nelle aree interne<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In buona parte dei settantadue territori sui quali ha lavorato, la Strategia Nazionale per le Aree Interne ha incontrato soggetti collettivi che pongono al centro del loro agire sociale la rigenerazione di spazi, che in molti casi si estendono al di fuori di edifici, si allungano nel tempo e si allargano sul territorio. Si tratta di scuole, di hub culturali, biblioteche, residenze per artisti, festival, ma anche di reti di imprese, comunit\u00e0 di apprendimento e mutualistiche, o spesso di vere e proprie infrastrutture capaci di offrire servizi socioculturali in grado di generare valore e lavoro.<\/p>\n\n\n\n<h1>Uno degli effetti della crescita delle disuguaglianze sociali e territoriali \u00e8 la riduzione dei servizi di prossimit\u00e0 pubblici<\/h1>\n\n\n\n<p>Sono organizzazioni che si innestano spesso su esperienze di terzo settore precedenti, ma anche associazioni 4.0, reti informali pi\u00f9 o meno strutturate di attivit\u00e0 imprenditoriali. O sono anche le stesse istituzioni locali che, insieme ai cittadini, nei luoghi in cui l\u2019amministrazione centrale non \u00e8 in grado di arrivare a fornire i servizi essenziali, riescono ad organizzare servizi alla persona e alla comunit\u00e0 in forme del tutto originali. Li dove invece i ricercatori non hanno incontrato forme organizzate di cittadinanza, \u00e8 stata la stessa SNAI a farsene promotrice, attraverso la costituzione di laboratori di coprogettazione, nei quali i progetti di vita dei singoli innovatori, o le strategie di sopravvivenza dei pi\u00f9, le mission delle associazioni locali e le funzioni di governo del territorio si sono amalgamate fino a diventare progetto condiviso.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa esperienza si \u00e8 concretizzata, all\u2019interno di molte strategie, in interventi per la rigenerazione materiale di spazi abbandonati, come strutture militari, vecchie fabbriche, frantoi in abbandono, ma anche piazze, mercati, boschi, perch\u00e9 possano divenire simbolo fisico dell\u2019aspirazione di questi soggetti collettivi a trasformarsi a qualcosa di molto simile alla \u201cpolis parallela\u201d di cui parlava Vaclav Benda, non una comunit\u00e0 separata che \u201cvive nella verit\u00e0\u201d, ma aperta al cambiamento e capace di accettare che gli esiti di questa operazione non siano predefiniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Delle vere e proprie \u201ccucine\u201d, luoghi dove gli ingredienti che abbiamo incontrato sui territori e che hanno cominciato a collaborare per agire spazi inagibili, continuino a tentare nuove ricette, a generare prospettive. La Snai li ha aiutate a crescere dal punto di vista delle competenze, dell\u2019attivismo civico, e molte di queste oggi si sentono pronte a trasformarsi in qualcos\u2019altro, e ad assumersi responsabilit\u00e0 in quello spazio vuoto che ha lasciato la politica e il pensiero, come corpi intermedi tra cittadini e politica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da pulviscolo a sistema: come da cucine si diventa nuovi centri culturali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Motore di queste \u201ccucine\u201d sono gli innovatori culturali, che parlano di desideri, di produzione e formazione, e rompono la trappola dei bisogni che sembra soffocare le speranze di chi non abita l\u2019economia dei flussi. Sono tutti uniti dall\u2019idea che la cultura sia un diritto di cittadinanza, e che come tale non debba avere alcuna barriera d\u2019accesso, neanche economica. Non mostrano nostalgia per il passato, e anzi qualche volta la marginalit\u00e0 rispetto ai centri dell\u2019economia globale \u00e8 vissuta come uno spazio di libert\u00e0 da colonizzare, un\u2019occasione da cogliere.<\/p>\n\n\n\n<p>I manifesti con i quali queste comunit\u00e0 culturali territoriali si presentano in arene pi\u00f9 grandi testimoniano il tentativo di trasformarsi da pulviscolo a sistema, da laboratori isolati a centri di irradiazione culturale, in grado di dialogare col mondo. Di fronte a queste ambizioni, \u00e8 evidente che pensare solo di rimessa al settore pubblico non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n\n\n\n<h1>Esiste un orizzonte politico che non pu\u00f2 prescindere dalla legittimazione del ruolo e delle funzioni che svolgono questi centri<\/h1>\n\n\n\n<p>Prendere coscienza che le istituzioni sono spesso incapaci, o impossibilitate, a dare risposte, significa comprendere che esiste uno spazio di negoziazione nelle relazioni con la PA, sul quale si pu\u00f2 lavorare da subito, con interventi puntuali, legati all\u2019erogazione dei fondi pubblici e all\u2019alienazione degli spazi. Ripensare gli strumenti tecnici esistenti per facilitare l\u2019accesso ai beni comuni, mettere a punto nuove forme di evidenza pubblica che possa premiare chi sa dare nuovo valore d\u2019uso ai luoghi, ridefinire il concetto sostenibilit\u00e0, misurandola sugli obiettivi, individuati in maniera condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora mantenere la modulariet\u00e0 degli interventi, perch\u00e9 siano pi\u00f9 attenti al contesto, immaginare nuove clausole di salvaguardia sociale per tutelare il lavoro culturale, pretendere tempi certi. Sono solo alcuni degli ambiti di azione \u201csindacale\u201d che queste nuove reti di soggetti della rigenerazione urbana possono percorrere.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste poi un orizzonte politico, che non pu\u00f2 prescindere dalla legittimazione, dal riconoscimento del ruolo e delle funzioni che svolgono questi centri, cio\u00e8 quelli di immaginare, rigenerare, formare, essere laboratori di una nuova economia, erogare servizi.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 la rigenerazione possa diventare una vera politica pubblica c\u2019\u00e8 bisogno di far crescere il consenso intorno alla necessit\u00e0 di investire sulla capacit\u00e0 locale di autorganizzazione. Bisogna nello stesso tempo combattere ogni forma di centralismo in ambito socioculturale, lavorare per superare l\u2019approccio paternalistico del settore privato e quello settoriale di una amministrazione pubblica che sembra incapace di riformarsi da sola, andare oltre la valutazione basata solo sull\u2019analisi costi benefici. Tutte cose che non avverranno se non sostenute da una forte spinta dal basso, organizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Un orizzonte radicale, pragmatico e, nei suoi principi, non negoziabile. La scommessa \u00e8 che questi nuovi centri possano contribuire al rinnovamento di quella infrastrutturazione culturale del territorio di cui il nostro paese ha urgente bisogno. Senza dimenticare che \u00e8 proprio risalendo le istituzioni dai margini che sono state realizzate alcune delle riforme pi\u00f9 importanti della nostra storia recente, dalla legge Basaglia, all\u2019istituzione dei consultori familiari, che hanno esteso i diritti di cittadinanza a nuove fasce di popolazione. La cultura diverr\u00e0 diritto di cittadinanza quando si torner\u00e0 a considerare il welfare come un investimento, e si smetter\u00e0 di guardare al territorio come una spesa improduttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;articolo originale \u00e8 uscito su cheFare il 17 febbraio 2020 ed \u00e8 visibile <a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/citta-centri-culturali-aree-interne\/\">qui<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 molto discutere su quelli che Andr\u00e9s Rodr\u00ecguez Pose definisce \u201cluoghi che non contano\u201d, gli spazi abbandonati dalla politica, quelle<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=400\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\">Quando i margini assediano le citt\u00e0: i nuovi centri culturali stanno cambiando la provincia profonda<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":480,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/400"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=400"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/400\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":481,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/400\/revisions\/481"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/480"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=400"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=400"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=400"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}