{"id":347,"date":"2021-01-13T19:46:05","date_gmt":"2021-01-13T18:46:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=347"},"modified":"2021-01-27T11:10:00","modified_gmt":"2021-01-27T10:10:00","slug":"cosa-significa-parlare-di-cultura-per-la-sostenibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=347","title":{"rendered":"Cosa significa parlare di cultura per la sostenibilit\u00e0?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\">I nuovi Centri Culturali nel contrasto alle diseguaglianze. Un percorso di riflessione promosso dall\u2019agenzia di trasformazione culturale cheFare<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"2560\" height=\"1600\" src=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/farm-cultural-park-favara-1-edited-scaled.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-360\" srcset=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/farm-cultural-park-favara-1-edited-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/farm-cultural-park-favara-1-edited-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/farm-cultural-park-favara-1-edited-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/farm-cultural-park-favara-1-edited-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/farm-cultural-park-favara-1-edited-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/farm-cultural-park-favara-1-edited-2048x1280.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><figcaption>Farm Cultural Park &#8211; Favara<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ci viene raccontato, semplificando, che esiste una economia dominante, verticale, che partendo da poli ad alta intensit\u00e0 di capitali e conoscenza arriva fino al singolo produttore\/consumatore isolato, estrema periferia del sistema, e che esiste una societ\u00e0 che ad essa si conforma. Ma che esiste anche un\u2019altra economia, pi\u00f9 sfuggente nelle sue forme perch\u00e9 orizzontale, che si costruisce a partire dalle scintille che nascono da relazioni inedite fra soggetti, e fra soggetti e materiali. E, infine, partiamo dal presupposto che ogni relazione inedita \u00e8, nella sua forma primordiale e per sua natura, culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>In uno scenario di questo genere, l\u2019innovazione pu\u00f2 discendere dall\u2019alto, attraverso le grandi reti infrastrutturali che innervano il mondo, ad esempio a partire dai grandi monopoli dell\u2019economia digitale, o dalle citt\u00e0 globali, prendendo le forme materiali del nostro quotidiano, il computer, lo smartphone, nuovi strumenti di una catena di montaggio universale che all\u2019apparenza \u00e8 in grado di annullare le distanze spaziali, oppure risalire dal territori, facendo saltare i rapporti gerarchici impliciti in tutte le dicotomie, come citt\u00e0\/campagna, uomo\/donna, bianco\/nero.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardare l\u2019innovazione come un processo sostanzialmente culturale e immateriale, che ha a che vedere soprattutto con il gradiente relazionale delle attivit\u00e0 umane, \u00e8 idea da cui ha preso le mosse&nbsp; il percorso alla scoperta dei \u201cnuovi Centri Culturali\u201d italiani sviluppato dall\u2019agenzia di trasformazione culturale cheFare. Una attivit\u00e0 che ne ha presto scoperto anche l\u2019aspetto materiale; i manufatti, gli strumenti, i luoghi che queste relazioni configurano o ripensano per delle nuove funzioni.<\/p>\n\n\n\n<h3>LA MAPPATURA DEI NUOVI CENTRI CULTURALI<\/h3>\n\n\n\n<p>Il percorso che&nbsp;ha portato&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/\">cheFare<\/a>&nbsp;nel gennaio 2020 a lanciare&nbsp;<a href=\"https:\/\/che-fare.com\/call-to-action\/\">la Call to Action<\/a>, una mappatura dei nuovi Centri Culturali, che fino ad oggi ha raccolto 790 autosegnalazioni da tutta Italia, nasce da una riflessione di lungo corso che si \u00e8 alimentata di esperienze su campo, come l\u2019azione di \u201cRosetta\u201d, un progetto nomade che ha attraversato 18 nuovi centri culturali milanesi, connettendo pubblici, luoghi e scene culturali diverse, e di contributi teorici raccolti nelle pubblicazioni \u201c La cultura in trasformazione\u201d uscita per Minimum Fax nel 2015 e da \u201cBagliore. Sei scrittori raccontano i nuovi centri culturali\u201d, Il Saggiatore, 2020.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella rete a maglie larghe della call to action sono caduti oggetti molto diversi, hub culturali, teatri, biblioteche, cinema, residenze per artisti, festival, esperimenti di agricoltura sociale, ma anche reti di imprese, comunit\u00e0 di apprendimento e mutualistiche, in molti casi vere e proprie infrastrutture capaci di offrire servizi socioculturali e in grado di generare valore e lavoro. Sono organizzazioni che si innestano spesso su esperienze precedenti, ma anche associazioni del tutto nuove, reti informali pi\u00f9 o meno strutturate di attivit\u00e0 culturali, sociali e imprenditoriali, che mettono al centro della loro azione i luoghi e le persone.<\/p>\n\n\n\n<h3>ALLA SCOPERTA DEI NUOVI CENTRI CULTURALI<\/h3>\n\n\n\n<p>Per conoscerli cheFare ha utilizzato uno strumento specifico, il progetto&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/progetto\/laguida-il-festival-itinerante-dei-nuovi-centri-culturali\/\">\u201cLa guida, il festival itinerante dei nuovi centri culturali\u201d<\/a>, e gi\u00e0 dai primi passi ci si \u00e8 resi conto di quanto l\u2019 operazione di connettere questi soggetti fosse molto ambiziosa, e che c\u2019era bisogno di sviluppare un pensiero di sistema.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante una gran quantit\u00e0 di incontri, costruiti con format differenti, di decine di tavole rotonde, di approfondimenti su aspetti specifici, ad esempio sulle modalit\u00e0 di finanziamento, e sulle relazioni istituzionali, parte dei quali in piena pandemia, \u201cLa guida\u201d ha avuto modo di osservare nel suo dispiegarsi l\u2019estrema versatilit\u00e0 dei nuovi Centri Culturali, e la loro capacit\u00e0 di connettere, in una fase di emergenza, le necessit\u00e0 delle persone e gli ambiti culturali, fino a trasformarsi, in alcuni casi, in piattaforme di partecipazione civica, rinsaldando i vincoli sociali sui territori basati sulla \u201ccura\u201d reciproca. Durante la crisi Coronavirus, infatti, in molte parti d\u2019Italia decine di questi nuovi Centri sono diventati strutture operative solidali, che hanno lavorato a sostegno dei gruppi sociali pi\u00f9 colpiti, non solo&nbsp; in termini materiali \u2013 costituendo punti logistici per la raccolta e la distribuzione \u2013 ma anche supporto e sviluppo di progetti di cultura di prossimit\u00e0. Questo \u00e8 successo un po\u2019 ovunque, nelle citt\u00e0, riuscendo a raggiungere anche grandi numeri di persone, nelle periferie e nelle aree interne del paese, dove prevale, come sempre, una dimensione pi\u00f9 minuta e artigianale anche dell\u2019agire culturale e sociale. La presa di coscienza che i nuovi Centri Culturali sono una delle novit\u00e0 pi\u00f9 promettenti nel nostro paese, fragili e allo stesso tempo indispensabili, per agire nella marginalit\u00e0, per trasformarla in nuova frontiera, ha reso centrale il tema del rapporto con le istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<h3>UN\u2019ALTRA IDEA DI CULTURA<\/h3>\n\n\n\n<p>Anche se la call \u00e8 ancora in corso ed \u00e8 presto per cercare di farne una tassonomia ragionata, tratto comune fra loro \u00e8 l\u2019agire una idea di cultura che si distacca da quella tradizionale e diviene immaginazione, visione di futuro, capacit\u00e0 di costruire nuovi spazi pubblici. I nuovi Centri Culturali denunciano, nelle loro stesse biografie, come il mercato sia uno spazio poco agibile per le sperimentazioni, perch\u00e9 tende all\u2019omologazione e alla replicazione all\u2019infinito di quei pochi modelli profittevoli e sperimentano, sulla propria pelle, quanto la spesa pubblica sia poco accessibile. Assecondano il cambiamento dei consumi culturali, sempre pi\u00f9 spostati dalla fruizione alla produzione, inseguendone l\u2019abbattimento dei costi. Tendono a divenire una comunit\u00e0 di pratiche che si fonda e produce conoscenza, perch\u00e9 si radica nei luoghi, e si ramifica avvalendosi di reti che arrivano lontano, camminando sulle gambe di una generazione molto mobile. Una generazione capace di consapevolezza e introspezione, e anche di equit\u00e0 di genere, impegnata nella sfida di conciliare sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale. Infatti \u00e8 proprio nei luoghi e nelle relazioni culturali che i nuovi Centri Culturali sanno riconoscere la propria nicchia ecologica, a partire dai soggetti deboli, dai territori marginalizzati, di cui spesso si sentono parte.&nbsp; E per questo promuovono la cultura come diritto di cittadinanza, accessibile a tutti, attivano comunit\u00e0 e rigenerano spazi che hanno smarrito la loro ragione d\u2019essere.<\/p>\n\n\n\n<h3>LE 11 RACCOMANDAZIONI<\/h3>\n\n\n\n<p>Punto di arrivo del percorso della prima tappa de laGuida \u2013 da giugno a ottobre 2020, \u00e8 stata una prima lista di suggerimenti, raccolti in&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/i-nuovi-centri-culturali-sono-fondamentali-ecco-cosa-dobbiamo-fare-per-salvarli\/\">11 Raccomandazioni<\/a>&nbsp;utili a sviluppare delle politiche specifiche per i nuovi centri culturali. Oltre a rivendicare la necessit\u00e0 per l\u2019immediato di misure di sostegno durante la crisi pandemica, e richiedere investimenti diretti sulla qualit\u00e0 e la circuitazione della produzione artistica e culturale, buona parte delle Raccomandazioni \u2013 che riguardano la formazione, la valorizzazione delle conoscenze, l\u2019integrazione nelle reti esistenti dei poli culturali &#8211; sono riconducibili a strumenti gi\u00e0 esistenti nel portafoglio delle politiche pubbliche. Il problema del passaggio da pratiche a politiche rimane per\u00f2 legato al mancato \u201criconoscimento\u201d da parte delle istituzioni del ruolo e delle funzioni dei nuovi Centri Culturali; da certi punti di vista il quadro normativo non \u00e8 attrezzato per identificare questi soggetti nuovi, perch\u00e9 in molti casi le esperienze dei nuovi Centri Culturali non sono riconducibili al \u201clinguaggio\u201d della pubblica amministrazione, ai codici ATECO, ad esempio, e talvolta non \u00e8 sufficiente nemmeno la ragione sociale per farne dei soggetti beneficiari di una qualsiasi forma di intervento. In altri termini questa rete nevralgica composta da migliaia di esperienze, manca di una controparte istituzionale. Ma \u00e8 alle stesse Istituzioni, per\u00f2, che le 11 proposte stesse attribuiscono un ruolo di driver, chiamandole a costruire azioni integrate sui territori e di messa a sistema delle esperienze.<\/p>\n\n\n\n<p>La principale sfida per un&nbsp; dialogo con le istituzioni \u00e8 indubbiamente quella di definire, senza cristallizzarlo, il profilo dei nuovi Centri Culturali. E d\u2019altra parte serve una capacit\u00e0 d\u2019apprendimento da parte delle pubbliche amministrazione, indispensabile in questa fase, che&nbsp; sappia finalmente prendere distanza dalle procedure standard, e assecondare le dinamiche sul territorio con maggiore flessibilit\u00e0 e responsabilit\u00e0. Si tratta, come dice l\u2019ultima delle raccomandazioni, \u201cdi ampliare vocabolari teorici ed operativi comuni\u201d tra nuovi Centri Culturali e istituzioni, di operare, in altri termini, una mediazione culturale fra due mondi che hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altro per crescere.<\/p>\n\n\n\n<h3>BIBLIOGRAFIA<\/h3>\n\n\n\n<p>La cultura in trasformazione. L\u2019innovazione e i suoi processi (a cura di cheFare) Minimum Fax 2015<\/p>\n\n\n\n<p>Bagliore. Sei scrittori raccontano i nuovi centri culturali, (a cura di cheFare), il Saggiatore, 2020<\/p>\n\n\n\n<h3>SITOGRAFIA<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-chefare\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"j4yOF0jwAK\"><a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/progetto\/laguida-il-festival-itinerante-dei-nuovi-centri-culturali\/\">laGuida, il Festival Itinerante dei nuovi centri culturali<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;&lt;em&gt;la&lt;\/em&gt;Guida, il Festival Itinerante dei nuovi centri culturali&#8221; &#8212; cheFare\" src=\"https:\/\/www.che-fare.com\/progetto\/laguida-il-festival-itinerante-dei-nuovi-centri-culturali\/embed\/#?secret=j4yOF0jwAK\" data-secret=\"j4yOF0jwAK\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-chefare\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"CYCfBmLFKR\"><a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/i-nuovi-centri-culturali-sono-fondamentali-ecco-cosa-dobbiamo-fare-per-salvarli\/\">I nuovi centri culturali sono fondamentali, ecco cosa fare per salvarli<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;I nuovi centri culturali sono fondamentali, ecco cosa fare per salvarli&#8221; &#8212; cheFare\" src=\"https:\/\/www.che-fare.com\/i-nuovi-centri-culturali-sono-fondamentali-ecco-cosa-dobbiamo-fare-per-salvarli\/embed\/#?secret=CYCfBmLFKR\" data-secret=\"CYCfBmLFKR\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<h3>ABSTRACT<\/h3>\n\n\n\n<p><em>The so called &#8220;new Italian Cultural Centers, as identified and promoted by the cultural transformation agency cheFare, are the result of&nbsp;an innovation process that involves both material and immaterial aspects. In these centres, artifacts, tools, are places are shaped by these relationships or new functions. The problem of the transition from practices to policies, however, remains linked to the lack of &#8220;recognition&#8221; by the institutions of the role and functions of&nbsp;these new subjects. The main challenge for a dialogue with the institutions is undoubtedly to define, the profile of the new Cultural Centres, without without crystallising into a static concept. The public administration needs to learn how to distance itself from standard administrative procedures and find new ways to support the territorial dynamics fostered by these new centres, promoting greater flexibility and responsibility<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>articolo originale su AgCult <a href=\"https:\/\/agcult.it\/a\/30083\/2021-01-02\/sviluppo-sostenibile-cosa-significa-parlare-di-cultura-per-la-sostenibilita\">qui<\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I nuovi Centri Culturali nel contrasto alle diseguaglianze. 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