{"id":227,"date":"2017-04-05T22:17:24","date_gmt":"2017-04-05T20:17:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=227"},"modified":"2021-01-14T19:06:01","modified_gmt":"2021-01-14T18:06:01","slug":"uscire-dal-vecchio-mondo-dialogo-con-fabrizio-barca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=227","title":{"rendered":"Uscire dal vecchio mondo: dialogo con Fabrizio Barca"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized is-style-default\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/fabrizio-barca-1-1024x760.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-383\" width=\"782\" height=\"564\"\/><figcaption>Fabrizio Barca sui Monti Sicani<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Dialogo in forma di intervista tra Fabrizio Barca, ex Ministro alla Coesione Territoriale, promotore della Strategia Nazionale Aree Interne, Filippo Tantillo , ricercatore territorialista e coordinatore scientifico del team tecnico di supporto al Comitato Nazionale Aree Interne, Giovanni Carrosio, coordinamento del team di supporto tecnico al Comitato Nazionale Aree interne. Perch\u00e9 mai come oggi le politiche pubbliche hanno bisogno di trasparenza e consapevolezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Giovanni Carrosio<\/strong><\/em>: Pur provenendo da percorsi diversi, ciascuno di noi che oggi lavora alla&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.agenziacoesione.gov.it\/it\/arint\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Strategia Nazionale Aree Interne<\/a>&nbsp;ha una chiara percezione che un forte desiderio di cambiamento sta attraversando il paese, e che questo desiderio gira intorno all\u2019idea di \u201cliberare energie\u201d, energie e risorse che soprattutto nelle aree interne sono frustrate dall\u2019assenza congiunta di servizi alla cittadinanza e mancanza di prospettive per i giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>La Strategia Nazionale Aree Interne cerca di intercettare questo desiderio in alcune aree del Paese e di farlo dialogare con le politiche pubbliche, dando gambe e strumenti al cambiamento, liberandolo dagli elementi costrittivi. Per fare questo, la Strategia si \u00e8 dotata di un impianto teorico, di una metodologia e di pratiche di lavoro di campo di rottura rispetto al tradizionale modo di operare della pubblica amministrazione. Siamo ancora nel mezzo del nostro lavoro, ma qualche bilancio \u00e8 gi\u00e0 possibile, in particolare sul metodo con il quale abbiamo deciso di operare, che non ha lasciato indifferenti i nostri interlocutori, siano essi cittadini, amministratori locali, amministrazioni regionali e centrali.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni hanno fino ad oggi osteggiato il metodo, destabilizzati nelle proprie posizioni di rendita o nelle proprie consuetudini; altri hanno aiutato a praticarlo con convinzione; altri ancora hanno nutrito importanti aspettative che sono andate deluse. Chi a vario titolo \u00e8 stato coinvolto fino ad oggi nella Strategia, infatti, \u00e8 partito da aspettative differenti e oggi ha opinioni e valutazione differenti sull\u2019efficacia di quello che si sta tentando di fare: alcuni si aspettavano una azione dirompente capace di portare al centro gli innovatori nelle strategie di sviluppo; in altri prevaleva l\u2019ambizione di promuovere un forte rinnovamento del modo di operare della pubblica amministrazione; in altri ancora la volont\u00e0 di abilitare soggetti istituzionali molto deboli, come gli amministratori delle aree interne.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, le aspettative riguardano la capacit\u00e0 di una politica di liberare delle forze inespresse; ci stiamo riuscendo? Tu cosa ci vedi di dirompente in quello che stiamo facendo? Stiamo rompendo dei meccanismi? Ci sono elementi di valutazione che gi\u00e0 oggi riusciamo a raccogliere?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fabrizio Barca<\/strong><\/em>: s\u00ec, anche se non ovunque. Per quanto riguarda l\u2019azione in ambito istituzionale, abbiamo segni visibili di come la Strategia Nazionale Aree Interne abbia prodotto due rotture, e come ambedue riguardino il modo in cui l\u2019amministrazione pubblica prende le decisioni. Queste rotture sono manifeste, con eccezioni sulle quali dovremo ragionare.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima rottura riguarda una parte dell\u2019amministrazione centrale e alcune regioni. Stiamo parlando di soggetti deputati a fare programmazione di spesa, i quali grazie alla Strategia Nazionale Aree Interne hanno acquisito sensibilit\u00e0 ai contesti territoriali, sono diventate meno \u201ccieche ai luoghi\u201d, o space blind. Hanno visto con i loro occhi, attraverso confronti diretti sul territorio, animati da persone e numeri, che ogni data regola o istituzione generale pu\u00f2 produrre effetti diversi in contesti diversi: quel bando per il trasporto pubblico locale che pu\u00f2 forse funzionare in una cittadina di 50mila o pi\u00f9 abitanti non funziona in aree dove la popolazione \u00e8 sparsa in ampi territori; e lo stesso vale per le regole della scuola o le strutture della salute.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda rottura \u00e8 avvenuta nelle Amministrazioni locali, tradizionalmente i beneficiari delle spese programmate, che hanno preso coraggio sul fatto che si pu\u00f2 mettere in discussione il modo tradizionale di prendere le decisioni: anzich\u00e9 ascoltare solo chi hai gi\u00e0 ascoltato: le aziende esistenti, i consiglieri di sempre. Ci si pu\u00f2 esporre al confronto pubblico acceso e informato.<\/p>\n\n\n\n<p>Seguendo i principi di quel modello di sviluppo innovativo che in Europa chiamiamo&nbsp;<em>place based<\/em>, o rivolto ai luoghi, abbiamo coscientemente assunto la destabilizzazione degli assetti tradizionali come il primo scalino per un ripensamento dei luoghi e delle persone, e l\u2019abbiamo proposta ai territori come strumento per rompere consuetudini amministrative che non garantiscono rinnovamento delle classi dirigenti e che anzi, in molti casi, lo ostacolano, col risultato di favorire la fuga dei giovani e la perdita di popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, \u00e8 un fatto che risultati apprezzabili non siano diffusi n\u00e9 a tutte le amministrazioni n\u00e9 a tutti i luoghi. Questa situazione deriva dalla forte ma prevedibile resistenza che viene opposta ai cambiamenti a causa della perdita di potere che le&nbsp;<em>elites<\/em>&nbsp;locali intravedono nel metodo del confronto aperto, nell\u2019innovazione. E a volte dell\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019amministrazione pubblica di reggere il confronto con le competenze diffuse che risiedono nella societ\u00e0 civile.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli stessi eletti vivono, del resto, un senso di impotenza di fronte alle sfide che impone loro il governo del paese e che deriva dalla complessit\u00e0 del sistema di conoscenze necessario per prendere decisioni. In questo, l\u2019Italia non \u00e8 sola; nessun paese democratico ha trovato ancora politiche in grado di ridisegnare contemporaneamente la forma istituzionale e il ruolo della cittadinanza in questo assetto. Si tratta di mutamenti politico\/culturali profondi, e oggi una politica come la Strategia Nazionale Aree Interne, anche date le risorse di cui dispone, non pu\u00f2 realisticamente ambire a cambiare il mondo. Pu\u00f2 tuttavia sperimentare un mondo diverso. E produrre risultati. E apprendere da essi. E indicare una nuova strada. Non solo per quelle aree.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in generale, ho la sensazione che oggi, i campi di battaglia dove tutti noi possiamo batterci e dove la democrazia pu\u00f2 progredire e uscire dallo stallo siano due e che essi non possano per ora essere unificati.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una parte, si pu\u00f2 cercare di trasformare le Istituzioni, la loro cultura e il metodo di lavoro, portandole sul campo, a confronto con una societ\u00e0 ricca di conoscenza, per aprirsi al confronto con i cittadini attivi e sperimentare. Dall\u2019altra parte, ci si pu\u00f2 impegnare stando dalla parte dei cittadini o dei lavoratori, sostenendo i movimenti che si battono per aprire spazi, senza preoccuparsi immediatamente delle conseguenze amministrative dei propri atti: sto con la cittadinanza, lavoro per la cittadinanza e le istituzioni dovranno prima o poi organizzarsi per rispondere. Questi due piani, anche quando (di rado) mossi da simili intenti non combaciano e non lo faranno per molto tempo. Se accadesse ci\u00f2, avremmo quel nuovo assetto democratico che in questa fase non abbiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda che vi ponete nel lavoro quotidiano, tu Giovanni, tu Filippo, e tutti gli altri \u00e8: per cambiare le cose dobbiamo militare pi\u00f9 con la lo Stato o pi\u00f9 con la cittadinanza? Si pu\u00f2 provare e fare anche tutte e due le cose, pur sapendo che se tenti un compromesso tra le due, rischi di non servire n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra causa. In ogni caso bisogna essere consapevoli che i due mestieri in questo momento non collimano.<\/p>\n\n\n\n<p>Se sei con la cittadinanza non potrai sottrarti dal combattere delle battaglie che ti porteranno a forzare le regole dello Stato. Se sei con le Istituzioni, non ti puoi disinteressare delle regole del sistema e in qualche modo devi ricondurre a quelle il tuo impegno. Ovunque tu sia, sai che i due processi, nel medio lungo termine, e solo allora, convergeranno. Ma nel presente, se sei nello Stato, come noi in questa operazione, devi chiederti: date le risorse di cui dispongo, \u00e8 meglio portare tutti i territori ad un compromesso accettabile tra innovazione e tradizione, oppure puntare su poche operazioni fatte bene assai, lasciando che altre falliscano?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Giovanni Carrosio<\/strong><\/em>: Le persone che la Strategia cerca e incontra sui territori e il gruppo di persone che lavorano all\u2019attuazione della strategia sono accomunate dall\u2019urgenza del cambiamento. Quelli che ci credono, che si impegnano a portarne avanti la visione di fondo, che va oltre la dimensione della procedura amministrativa, lo fanno con investimenti morali e sentimentali: si \u00e8 configurata ormai nel paese una comunit\u00e0 di militanti delle aree interne, formata da piccoli imprenditori, dirigenti scolastici, amministratori,&nbsp;<em>policy makers<\/em>, dirigenti pubblici, etc., che agiscono con una comune intenzionalit\u00e0 dentro i propri ambiti di competenza, facendo della Strategia aree interne una politica fortemente generativa, come la avrebbe chiamata Minervini.<\/p>\n\n\n\n<p>A oggi, per\u00f2, questa visione e questa pratica di cambiamento, che trova riscontro e tesse alleanze in tanti pezzi di Paese reale, non sembra trovare un appoggio sufficiente dentro la macchina dello Stato. La Strategia deve fare forzature all\u2019interno delle istituzioni, perch\u00e9 ripensino il loro modo di operare. \u00c8 sostenibile una Strategia nazionale per le aree interne che ha anche in mente di modificare le modalit\u00e0 di approccio delle amministrazioni centrali nei confronti dei territori, che si affida ad un gruppo di persone che agiscono in modo \u201centrista\u201d dentro le istituzioni, difendendo a volte con difficolt\u00e0 i propri spazi di agibilit\u00e0 all\u2019interno della macchina amministrativa?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fabrizio Barca<\/strong><\/em>: L\u2019ottimo sarebbe che le autorit\u00e0 politiche del paese, in un grande afflato, fossero consapevoli che questo \u00e8 il nuovo modo di esplorare e governare la societ\u00e0 nelle aree rurali, come anche nelle aree urbane e metropolitane. Consapevole dei propri compiti e del proprio ruolo ma anche della propria ignoranza, lo Stato sarebbe allora guidato a impiegare modalit\u00e0 partecipative di raccolta e confronto delle conoscenze per produrre collettivamente innovazione, accetterebbe il conflitto tra visioni e soluzioni differenti come metodo di lavoro per piegare la propria azione settoriale territorio per territorio. Non siamo a questo punto. Siamo ancora in una fase sperimentale dove al meglio questo nuovo modo di fare amministrazione viene accettato come un prototipo. E il metodo resta cos\u00ec fragile, esposto alle intemperie, ma pur sempre riconoscibile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sostenibile tutto ci\u00f2? O rischia di non soddisfare la domanda di cambiamento degli innovatori militanti e al tempo stesso di essere respinta, annullata, dalla reazione dei&nbsp;<em>rentier<\/em>&nbsp;locali e nazionali di sempre, che gi\u00e0 si lamentano perch\u00e9 non si sono spesi ancora i soldi? \u201cDate i fondi a noi, ai nostri progetti cantierabili e vedrete!\u201d, gi\u00e0 si sente mormorare. Lo vedremo in queste delicate settimane quando, finalmente, il lungo lavoro di preparazione delle strategie sta arrivando in porto dalla Lombardia alla Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Filippo Tantillo<\/strong><\/em>: Ma c\u2019\u00e8 qualcuno consapevole? La politica capisce lo sforzo di innovazione, ancor prima di condividerlo o meno?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fabrizio Barca<\/strong><\/em>: Chiedi molto alla politica dopo anni di assenza di un confronto culturale su come si amministra e sulle politiche pubbliche! Del resto l\u2019operazione aree interne \u00e8 nata in un contesto particolare, il governo Monti, dove cinque ministri decidono consapevolmente di montare un\u2019operazione, senza che questa provenisse dalla cultura delle classi dirigenti politiche del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>La politica se l\u2019\u00e8 ritrovata, e ne ha avvertito un dato: che era lo strumento a disposizione per presidiare un pezzo di Paese, altrimenti \u201cabbandonato\u201d. Per questo a distanza di tre anni, la strategia ancora esiste. Per la consapevolezza crescente che abbandonare le aree interne equivale a negare un pezzo importante dell\u2019identit\u00e0 nazionale. Per la consapevolezza che il mancato accudimento di questo territorio ha conseguenze visibili anche nelle altre aree del paese, come mostrano le alluvioni liguri. Ma soprattutto perch\u00e9 ora si scopre che le aree rurali sono divenute in Occidente il luogo dell\u2019opposizione alle&nbsp;<em>elites<\/em>&nbsp;urbane, della domanda di intolleranza e di autoritarismo, proprio per la \u201cdisattenzione spaziale\u201d di cui sono state oggetto, ancor pi\u00f9 delle periferie, da parte delle politiche e della cultura neo-liberista: e nello scoprirlo ci si rallegra che in Italia esista una strategia che se ne occupa.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Filippo Tantillo<\/strong><\/em>: Ma \u00e8 sufficiente la vaga conoscenza che stiamo lavorando su un pezzo di Paese non presidiato, senza che vi sia consapevolezza su come lo stiamo facendo, sui presupposti teorici e sulle pratiche nuove che stiamo portando dentro le amministrazioni centrali e regionali?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fabrizio Barca<\/strong><\/em>: No, non \u00e8 sufficiente. Te l\u2019ho detto, vedo un rischio forte: che di fronte ai tempi necessari per mettere in piedi questa politica, alla nostra scelta dura di chiedere alle&nbsp;<em>elites<\/em>&nbsp;locali di \u201crimettere nel cassetto i propri progetti cantierabili di sempre\u201d, gli amministratori locali che hanno osato, che hanno accettato il metodo, possano non reggere di fronte alle scadenze elettorali locali. E al tempo stesso che gli amministratori che si sono piegati di malavoglia al cambio di metodo, all\u2019apertura agli innovatori, al confronto aperto, cerchino la sponda nazionale, sempre con l\u2019argomento elettorale, per tornare alle loro azioni compensative di sempre: soldini di qua e di l\u00e0 senza una strategia. La politica nazionale sapr\u00e0 reggere, tenere duro, di fronte a questi possibili, probabili, comportamenti? Ripeto: lo vedremo.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Giovanni Carrosio<\/strong><\/em>: Testimonia una scarsa consapevolezza il fatto che dopo l\u2019ultimo terremoto nelle aree interne dell\u2019Italia centrale, nel lanciare Casa Italia, un programma a lungo respiro di messa in sicurezza del patrimonio edilizio del paese, un programma che in qualche maniera prende le mosse dalle nostre riflessioni (la necessit\u00e0 di presidiare un pezzo di Italia che sta morendo demograficamente), non si sia mai citata la Strategia Nazionale Aree Interne?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fabrizio Barca<\/strong><\/em>: In realt\u00e0 proprio nel periodo pi\u00f9 recente la politica nazionale, il Ministro di riferimento, ha richiamato pi\u00f9 di una volta questa Strategia come centrale per il paese. Vedremo se con l\u2019approvazione delle prime 10-12 Strategie, anche da parte di aree-progetto del sud del paese, se con l\u2019avvio operativo dei progetti, con gli Accordi di Programma Quadro, la comunicazione politica avr\u00e0 un coerente crescendo. Intanto per\u00f2 dobbiamo guardare anche in altra direzione. Dobbiamo sviluppare il dialogo gi\u00e0 avviato con l\u2019associazionismo, con le Fondazioni, nell\u2019amministrazione locale. Deve crescere attorno alla Strategia un consenso che generi contaminazione fra le classi dirigenti. Non solo nei partiti.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Filippo Tantillo<\/strong><\/em>: Proprio a questo proposito, la Strategia Aree interne \u00e8 stata pensata anche come strumento di promozione di una nuova classe dirigente. I dati mostrano che la nostra \u00e8 stata un\u2019operazione di ampio respiro: in due anni funzionari, tecnici di cinque ministeri, della Presidenza del Consiglio dei ministri, esperti e ricercatori ingaggiati hanno percorso insieme decine di migliaia di chilometri, raggiungendo le zone pi\u00f9 remote del paese, confrontandosi continuamente e costruendo durante i lunghi spostamenti da una zona all\u2019altra una visione comune. Abbiamo parlato e messo al lavoro oltre mille comuni, intere strutture regionali e decine di migliaia di cittadini. Andiamo in giro portando il messaggio che l\u2019amministrazione pubblica sta cambiando, si sta interrogando sui bisogni e i desideri dei cittadini delle aree interne. E che la nostra presenza sui territori ne \u00e8 la dimostrazione tangibile. Ma quanto effettivamente ci stiamo riuscendo?<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro lavoro \u00e8 stato improntato su due binari: la strada delle alleanze, intercettando nelle amministrazioni le dinamiche e i bisogni di cambiamento, e i possibili alleati per fare emergere questa nuova classe dirigente. L\u2019altra strada \u00e8 quella di aprire, di portare gli innovatori e le loro istanze dentro al processo decisionale, e contemporaneamente spingere le istituzioni a dare risposta a queste istanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Se dobbiamo fare un bilancio, questo \u00e8 in chiaro scuro. In alcune aree riusciamo a intervenire, ma in altre no. Nel Sud incontriamo grandi difficolt\u00e0 nelle aree appenniniche a cavallo fra Campania, Basilicata e Puglia, mentre dai monti della Sicilia e dell\u2019Abruzzo vengono proposte di qualit\u00e0. Altrettanto possiamo dire nel nord del paese, dove a fronte di aree dove raccogliamo progettualit\u00e0 sane e innovative in altre registriamo forti sacche di resistenza al cambiamento. In queste ultime aree costruiamo poche alleanze e deboli. Sia perch\u00e9 troviamo poco \u201cspirito di servizio\u201d all\u2019interno della Pubblica amministrazione, poca attenzione ai contesti, scarsa capacit\u00e0 di lettura e comprensione del paese, sia perch\u00e9 abbiamo poca forza di mandato. Sul campo abbiamo cercato gli innovatori, anche nell\u2019organizzazione dei servizi locali, e non ne abbiamo trovati quanti speravamo. Poi abbiamo il tema dei giovani, esclusi dai meccanismi di governo locali e fortemente sfiduciati nella capacit\u00e0 della amministrazione pubblica di cambiare marcia.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fabrizio Barca<\/strong><\/em>: La Strategia Aree Interne pu\u00f2 funzionare se incrocia nel territorio forze endogene che erano bloccate dalla trappola del sottosviluppo, ma a cui noi apriamo spazi. Si pu\u00f2 trattare di nuove figure innovative, di giovani esclusi finora dalle decisioni. E ci capita spesso. Ma pu\u00f2 trattarsi anche di pezzi della classe dirigente precedente che sceglie di \u201ccambiare partita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad una parte elevata di sindaci ed amministratori locali non era mai stato offerto in queste aree uno spazio reale per far valere il proprio punto di vista e un metodo per dargli forma, perch\u00e9 fino ad ora ci si era limitati a traferire loro fondi, anche cospicui, con la sola preoccupazione di \u201cspendere\u201d \u2026 magari \u201cper non restituire i soldi a Bruxelles\u201d. Ora che la possibilit\u00e0 viene offerta, molti quadri locali di valori scelgono con sincerit\u00e0 il cambiamento. Anche questo ci \u00e8 capitato spesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo capito che si poteva vincere quando nell\u2019Alto Reggiano si \u00e8 alzato il capo della Azienda sanitaria Locale, raccogliendo i bisogni speciali, distintivi, di quelle terre e proponendo cambiamenti chiari che potevano soddisfarli. O quando nel Comino, una donna immigrata, nera, ha preso il microfono e ha raccontato un progetto per una vita migliore, possibile in quelle terre.<\/p>\n\n\n\n<p>O quando nelle Madonie \u00e8 entrato in partita, in un\u2019alleanza col territorio, il vertice dell\u2019istituto astronomico. O ancora quando, di fronte a un Ministero dell\u2019istruzione che abbandonava la logica delle deroghe e indicava la disponibilit\u00e0 ad una \u201ccurvatura territoriale\u201d della propria azione, l\u2019Antola o la l\u2019Alto Sangro hanno accettato il rischio di cimentarsi con questa novit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dove nulla di tutto ci\u00f2 avviene? Se nel territorio non ci sono o non riescono a manifestarsi o noi non riusciamo a dare coraggio a innovatori e militanti del cambiamento? E caparbiet\u00e0, interessi o una subentrata incapacit\u00e0 negano alla vecchia politica e alla vecchia amministrazione ogni atto di insubordinazione ai rituali del passato, al comportamento da&nbsp;<em>rentier<\/em>? Beh, in queste condizioni nulla si pu\u00f2 fare e, diciamocelo, nulla andrebbe fatto. Perch\u00e9 la nostra Strategia porta nei territori metodo, ma non ha la conoscenza n\u00e9 pu\u00f2 assumersi la responsabilit\u00e0 di forzare scelte che non corrispondano ad un effettivo capitale locale di saper fare e di imprenditorialit\u00e0. Se lo facessimo torneremmo a politiche errate del passato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Giovanni Carrosi<\/em>o<\/strong>: riprendiamo il tema questione meridionale e giovanile, che mi pare il referendum del 4 dicembre ci abbia posto con forza. Nelle zone centrali del meridione stiamo faticando molto a chiudere le strategie e ad affermare il nostro metodo di lavoro. Nelle aree interne a livello nazionale la questione giovanile viene fuori con particolare vigore: pensiamo al tema dell\u2019accesso alla terra, tema sul quale i soggetti giovani, senza mezzi di produzione, entrano fortemente in conflitto con l\u2019assetto istituzionale della propriet\u00e0 fondiaria e con quelle&nbsp;<em>elites<\/em>&nbsp;delle aree interne, abituate a nutrirsi di sottosviluppo e di politiche residuali, che lavorano alla conservazione dello&nbsp;<em>status quo<\/em>&nbsp;per non cedere potere ai nuovi soggetti. Esiste una questione meridionale e giovanile specifica nella aree interne?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Fabrizio Barca<\/strong><\/em>: Capisco la voglia di affiancare la lettura della questione giovanile e del mezzogiorno, ma terrei distinte le cose. Inoltre la mappatura delle tensioni sociali che ho in mente \u00e8 pi\u00f9 articolata, e ruota intorno a tre questioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima riguarda il lavoro subordinato tradizionale e del terziario avanzato. La frammentazione della societ\u00e0 \u00e8 una forzatura, \u00e8 in larga misura un costrutto mentale, un mito costruito per frammentare e indebolire cos\u00ec, davvero, il lavoro subordinato nelle sue nuove forme. La pur sana attenzione alla diversit\u00e0 ci ha distolto dal tentativo di individuare i blocchi sociali, che pure esistono. Oggi i giovani di airbnb sono sfruttati cos\u00ec come i lavoratori del manifatturiero: si tratta di forme di pseudo lavoro autonomo quando in realt\u00e0 questi giovani non hanno accesso al capitale. Troviamo questa faglia di classe storica anche nelle nostre aree interne.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda questione riguarda il deficit di cittadinanza del Sud che affonda nella gravit\u00e0 della condizione della pubblica amministrazione e che si estende ormai fino a ricomprendere Roma. Si manifesta in un sistematico divario nella qualit\u00e0 dei servizi fondamentali: della salute, dell\u2019istruzione, della cura degli anziani e dei disabili, della mobilit\u00e0 su gomma e su ferro, della giustizia e delle carceri, della sicurezza e dei tempi amministrativi per fare impresa.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza faglia \u00e8 quella fra aree urbane e resto del paese, le nostre aree interne. Essa \u00e8 il frutto \u2013 certo del dato oggettivo di una distanza dai centri di servizio -, ma \u00e8 anche il frutto di un\u2019ideologia, quella che ho chiamato delle \u201cagglomerazioni perfette\u201d, per cui lo sviluppo futuro del mondo intero vedrebbe inesorabilmente e augurabilmente una concentrazione della popolazione nelle citt\u00e0, specie nelle grandissime citt\u00e0. Un\u2019ideologia che ha alterato le regole dell\u2019azione pubblica e dirottato investimenti pubblici giganteschi in questa direzione, senza che alle persone fosse data la \u201clibert\u00e0 sostanziale\u201d, per dirla con Sen, di decidere dove vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa terza faglia assume in tutto il mondo tratti molto aspri. Lo hanno mostrato in sequenza il Referendum britannico e le elezioni statunitensi e austriache. Lo confermano i dati relativi al voto Lepenista in Francia. I cittadini delle aree rurali avvertono incomprensione e disprezzo da parte della borghesia urbana, di destra o di sinistra che sia, avvantaggiata da globalizzazione e cosmopolitismo. Temono la diversit\u00e0 crescente, avvertono l\u2019incertezza delle norme di comportamento, dubitano della propria identit\u00e0, osservano il disinteresse delle classi dirigenti nazionali (minaccia normativa).<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo punto di vista l\u2019Italia \u00e8 meglio posizionata. Perch\u00e9 le sue aree interne, fatte di un territorio rugoso, che alla diversit\u00e0 originaria dei climi e delle umidit\u00e0 \u2013 anche a pochissimi chilometri (se non centinaia di metri) di distanza \u2013 ha aggiunto quella dei popoli che l\u2019hanno successivamente invasa e dei semi che vi hanno piantato e delle musiche e dei cibi che hanno prodotto, garantiscono a chi ci vive un\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 robusta, che limita la minaccia normativa. Eppure, la disattenzione della classe dirigente nazionale \u00e8 stata sinora identica, colpevole due volte: dei servizi disegnati a stampino come si trattasse di aree urbane, e di trasferimenti e sussidi compensativi corrompenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco dove \u00e8 intervenuto il cambio di marcia della Strategia, che prima ancora di finanziare un solo progetto, ha gi\u00e0 dato un segnale a quelle aree. Un segnale di attenzione genuina da Roma \u2026 anche se a lungo la Roma politica non \u00e8 sembrata occuparsene.<\/p>\n\n\n\n<p>Mille sindaci e molti loro cittadini, quelli che siamo riusciti a far coinvolgere, si sono sentiti \u201ccurati\u201d. Con lo strano \u201cautobus del Comitato\u201d \u2013 che poi in realt\u00e0 era sempre diverso \u2026 avessimo avuto un simbolo! \u2013 siamo andati in posti nei quali lo Stato (nazionale) non era mai arrivato. Abbiamo portato sindaci di piccoli comuni a confrontarsi nei palazzi romani, non a \u201cprotestare\u201d ma a confrontarsi. Ricordatevi l\u2019intervento del sindaco di Canosio (provincia di Cuneo, 78 abitanti) a Palazzo Chigi, che ha espresso tutte le proprie perplessit\u00e0 davanti al capo del Dipartimento Politiche di Sviluppo e all\u2019intero gruppo di lavoro della Snai. E poi il segnale forte sull\u2019accesso alla terra, in aree dove la differenza tra chi ha avuto un nonno con la terra e chi no determina ancora oggi la scelta di lasciare il campo ed andare via.<\/p>\n\n\n\n<p>E tutto ci\u00f2 \u00e8 stato vero sia al Sud, sia al Nord. Certo le aree interne del Sud risentono del deficit di cittadinanza di quell\u2019intero pezzo di paese. Ma non \u00e8 questione specifica di quei luoghi. Esiste invece, all\u2019interno del Sud, il problema di una vasta area a cavallo fra Campania, Basilicata e Puglia dove le masse finanziarie investite negli anni da errate politiche rendono particolarmente difficile l\u2019uscita dal vecchio mondo. Anche su questo avremmo bisogno che la politica nazionale si misurasse.<\/p>\n\n\n\n<p>Articolo uscito il 5 aprile 2017 su cheFare <a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/uscire-dal-vecchio-mondo-dialogo-con-fabrizio-barca\/\">qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dialogo in forma di intervista tra Fabrizio Barca, ex Ministro alla Coesione Territoriale, promotore della Strategia Nazionale Aree Interne, Filippo<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=227\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\">Uscire dal vecchio mondo: dialogo con Fabrizio Barca<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":383,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/227"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=227"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/227\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":384,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/227\/revisions\/384"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/383"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}