{"id":225,"date":"2016-07-26T22:15:53","date_gmt":"2016-07-26T20:15:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=225"},"modified":"2021-01-14T18:54:58","modified_gmt":"2021-01-14T17:54:58","slug":"leuropa-per-una-rigenerazione-demografica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=225","title":{"rendered":"L\u2019Europa per una rigenerazione demografica"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/100_0509-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-381\" srcset=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/100_0509-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/100_0509-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/100_0509-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/100_0509-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/100_0509-2048x1536.jpg 2048w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/100_0509-440x330.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>KODAK Digital Still Camera<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tra il 1999 e il 2000, proprio mentre Margaret Tatcher inaugurava il Millenium Dome di Londra, l\u2019enorme spazio espositivo che rappresenta l\u2019ultimo sfarzo della sua epoca, tre amici, tra cui&nbsp;<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Iain_Sinclair\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Iain Sinclair<\/a>, scrittore e filmaker inglese, decidono di percorrere a piedi gli oltre 200 kilometri dell\u2019 M25, l\u2019anello autostradale a 10 corsie che cinge Londra, e documentare e interagire con tutto ci\u00f2 che vedono. Il racconto di quest\u2019odissea in 22 tappe dar\u00e0 vita a quello che oggi \u00e8 un classico della letteratura metropolitana,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.ilsaggiatore.com\/argomenti\/reportage\/9788842822271\/london-orbital-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>London Orbital<\/em><\/a>, recentemente tornato nelle librerie italiane per Il Saggiatore, un cammino lungo il quale si allineano, in una cupa atmosfera ciberpunk, grandi infrastrutture sociali in dismissione, scuole, ospedali, assediate da enormi centri commerciali, e quartieri abitati da ricchissimi speculatori di borsa, russi, arabi, che si alternano agli enormi vuoti dei campi da golf recintati, difesi da guardie di sicurezza private, fino agli edifici delle olimpiadi trasformati in alveari per i nuovi immigrati. E ancora vuoti, raffinerie e grandi fabbriche abbandonate, tra le quali oggi pascolano i cavalli dei&nbsp;<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Irish_Travellers\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Travellers<\/em><\/a>&nbsp;irlandesi, i nomadi delle isole britanniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni l\u2019incubo di questo&nbsp;<em>melting pot<\/em>&nbsp;metropolitano agita i sogni degli inglesi, oltre ad alimentare un ricchissimo filone letterario e di studi urbani. Ma, secondo la gran parte degli opinionisti, \u00e8 stata soprattutto la paura di una crescita demografica tumultuosa, che stando alle previsioni potrebbe superare in portata la \u201crivoluzione demografica\u201d seguita alla prima rivoluzione industriale, il motivo di fondo che ha determinato l\u2019esito della campagna referendaria con la quale gli inglesi hanno deciso di abbandonare l\u2019Unione europea. Secondo i dati dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.ons.gov.uk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Office for National Statistic<\/a>, rilanciati in Italia dal settimanale&nbsp;<a href=\"http:\/\/pagina99.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>pagina99<\/em><\/a>, infatti, la popolazione del Regno Unito dovrebbe crescere di circa 10 milioni di abitanti nei prossimi venti anni. Gi\u00e0 oggi le scuole primarie e dell\u2019infanzia del Regno Unito sono strapiene di bambini, le code per accedere ai servizi sanitari di base sono infinite, e le previsioni per il prossimo futuro vedono la situazione aggravarsi ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema del Welfare inglese, in poche parole, non riesce pi\u00f9 a far fronte alle richieste di una popolazione in crescita. Il costo delle abitazioni \u00e8 diventato cos\u00ec alto che tanto l\u2019ex Primo ministro David Cameron che il capo dell\u2019opposizione labourista, Jeremy Corbyn, hanno dato priorit\u00e0 nei loro programmi al rilancio del settore dell\u2019edilizia pubblica. E proprio il tema del disagio abitativo \u00e8 stato uno dei fattori che ha polarizzato il dibattito nelle ultime elezioni amministrative della capitale, e ha portato alla vittoria del nuovo sindaco Sadiq Khan che durante la sua campagna elettorale si era concentrato soprattutto sul problema del costo delle case e degli affitti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sufficiente allargare un po\u2019 lo sguardo per accorgersi che sono molti i paesi europei in cui in questo inizio secolo si assiste al ritorno, nell\u2019arena politica, del tema dell\u2019allarme demografico. Un tema che ha una storia di lungo corso, ripercorsa da Scipione Guarracino nel suo libro&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.ilsaggiatore.com\/argomenti\/storia\/9788842821991\/allarme-demografico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Allarme demografico. Sovrappopolazione e spopolamento dal XVII al XXI secolo<\/em><\/a>, uscito quest\u2019anno per Il Saggiatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quando le scienze umane e sociali hanno cominciato ad accordare un\u2019importanza crescente all\u2019aumento della popolazione come tratto distintivo della modernit\u00e0, l\u2019allarme \u00e8 passato attraverso varie fasi. Raccontato e poetizzato dagli scrittori di fine ottocento, dei flaneurs smarriti davanti alle folle anonime delle metropoli europee, poi legato politicamente al tema della scarsit\u00e0 di risorse, energetiche e alimentari, e alle guerre per accaparrarsene (e alla nascita di nuova disciplina, la geopolitica), o al rischio di pandemie devastanti, il tema \u201cbomba demografica\u201d \u00e8 un incubo che torna ciclicamente ad animare le agende politiche delle organizzazioni internazionali e di molti paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, determinando scelte politiche di paesi particolarmente \u201cesposti\u201d, basti pensare alla \u201crivoluzione verde\u201d in India, alla \u201cpolitica del figlio unico\u201d in Cina (introdotta da Deng Xiao Ping nel 1979) e della sua recente abolizione. Ma anche degli effetti che ha avuto e continua avere in tempi recenti nell\u2019immaginario collettivo, nella iperproduzione fantascientifica e distopica della letteratura e del cinema americano. Per una parte di mondo sembra avverarsi, a distanza di 200 anni, la previsione di Malthus, che nel suo Saggio sul principio di popolazione del 1798, sosteneva che la crescita demografica avrebbe reso irrealizzabile qualsiasi progetto duraturo di progresso sociale. Oggi, sul banco degli imputati non sono pi\u00f9 solo le misere classi inurbate della prima rivoluzione industriale, o, in Italia della grande migrazione del dopoguerra, ma anche e soprattutto i nuovi migranti, che condividono con i vecchi il sospetto della degenerazione dei costumi e della minaccia di sovversione del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra parte di mondo, per\u00f2, che la vede in maniera completamente diversa. Se nessuno mette in discussione il fatto che nel XX secolo si \u00e8 assistito ad una crescita di popolazione senza precedenti nella storia, il rallentamento delle nascite degli ultimi anni d\u00e0 adito a preoccupazioni di segno opposto.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo il \u201cWorld Population Prospects\u201d per il 2015, lo studio delle tendenze demografiche globali realizzato ogni anno dalla Population Division del Department of Economic and Social Affairs dell\u2019Onu, ci troviamo oggi sull\u2019orlo di un \u201cinverno demografico\u201d: nei prossimi anni, per la prima volta dal dopoguerra, la forza lavoro complessiva delle economie avanzate diminuir\u00e0 del 5% entro il 2050. La frenata riguarder\u00e0 anche i paesi emergenti come la Cina e India in testa, dove l\u2019inversione di tendenza \u00e8 gi\u00e0 cominciata. La popolazione in et\u00e0 lavorativa diminuir\u00e0 del 26% in Corea del Sud, del 28% in Giappone, del 23% in Italia e Germania. E anche qui si levano accorati appelli sulla necessit\u00e0 di ricominciare a far figli, sul fatto che anche questo avr\u00e0 delle ricadute apocalittiche sul Welfare, e che in particolare presto non saremo pi\u00f9 in grado di garantire le pensioni e i costi sanitari della popolazione anziana dei paesi avanzati, o di ripagare il debito contratto con le generazioni future dopo anni di sviluppo fondato su una crescita di consumi a credito.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2016\/07\/allarme-demografico_pc.jpg\" alt=\"europa\" class=\"wp-image-185046\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La mole di pubblicazioni, di dichiarazione allarmate di agenzie internazionali e degli uffici pubblici che si occupano di questi temi, d\u00e0 la percezione di quanto ideologizzato sia l\u2019argomento, e nello stesso tempo di quanto i suoi contorni siano sfuggenti. E per questo molti altri analisti, per tornare al referendum inglese, hanno messo in dubbio che determinarne l\u2019esito fosse stata solo una paura per quanto rilanciata dai media, di un generico aumento della popolazione, e hanno posto soprattutto l\u2019accento sugli squilibri territoriali causati dalle scelte economiche fatte proprio nell\u2019\u201depoca Thatcher\u201d. \u201cNon si \u00e8 trattato solo di Unione Europea \u2013&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/politics\/commentisfree\/2016\/jun\/24\/divided-britain-brexit-money-class-inequality-westminster\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">scrive John Harris sul&nbsp;<em>The Guardian<\/em>&nbsp;il 24 giugno<\/a>&nbsp;guardando la mappa della distribuzione del voto \u2013 \u00e8 una questione di classe, di diseguaglianza\u2026la Brexit \u00e8 soprattutto la conseguenza del patto economico stretto nei primi anni ottanta, con il quale abbiamo detto addio alle sicurezze del dopoguerra per ritrovarci con un modello economico che ha funzionato per le grandi citt\u00e0 (che hanno votato per il Remain) e abbandonato il resto del paese al declino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si torna a guardare all\u2019interno del Regno Unito, infatti, ci accorgiamo che la tanto temuta crescita riguarder\u00e0 solo alcune aree del paese, mentre larghe zone della Scozia, del Galles, della stessa Britannia, che perdono popolazione da secoli, continueranno a farlo, mentre le grandi citt\u00e0, e soprattutto le fasce intermedie urbanizzate tra citt\u00e0 e campagna, continueranno ad attrarre popolazione. In ogni caso, che si tratti di crescita tumultuosa della popolazione delle aree urbane, o di spopolamento nelle aree rurali, ad entrare in crisi sono i sistemi di welfare ed i diritti di cittadinanza ad essi collegati.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre non si tratta solo di uno spostamento di popolazione dalla campagna alla citt\u00e0, ma anche all\u2019interno delle citt\u00e0 ci sono interi quartieri che vengono abbandonati. Oggi in molti paesi occidentali si assiste a fenomeni clamorosi di deurbanizzazione (Detroit, ad esempio, e ad altre metropoli americane), che si portano dietro un decadimento, in questo caso soprattutto qualitativo, del welfare. Bisogna, ancora una volta, fare attenzione a non cadere in trappole ideologiche: basta interrogare internet per trovare un gran numero di ricercatori ed opinionisti pronti a giurare che il futuro dell\u2019umanit\u00e0 si gioca nell\u2019alternativa apocalittica fra i \u201ctroppi\u201d o i \u201ctroppo pochi\u201d, che \u00e8 solo nell\u2019ambiente meticcio delle citt\u00e0 che nascer\u00e0 l\u2019economia del prossimo secolo, o, all\u2019opposto, che siamo destinati ad un ritorno inesorabile alla produzione agricola.<\/p>\n\n\n\n<p>La riflessione sugli squilibri territoriali, come ambito pi\u00f9 corretto nel quale esercitare attivit\u00e0 di studio e politiche volte a trovare soluzioni praticabili ad una crescita della popolazione che si distribuisce in maniera cos\u00ec squilibrata, ha spinto negli ultimi anni urbanisti, sociologi, policy makers, attivisti e \u201ccontestatori del sistema\u201d a cercare altre strade di conoscenza e di intervento, nel tentativo di uscire dal vicolo cieco nel quale sembra spingerli la sola analisi dei grandi numeri, e neutralizzare il senso di impotenza identificando percorsi di rottura, di messa radicalmente in discussione di un sentiero all\u2019apparenza gi\u00e0 tracciato.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti, tra cui lo stesso Sinclair, i sono messi letteralmente in cammino, in lungo e largo per i territori, per disegnare nuovi sentieri di conoscenza, alla ricerca di sguardi diversi. Gli ecologi li chiamano foot transect, percorsi a piedi che permettono di ottenere informazioni difficilmente misurabili e altrimenti elusive. Il ricercatore si muove a piedi e mentre cammina registra ci\u00f2 che vede. Gli incontri fortuiti lungo il tragitto del transect sono parte integrante di questo metodo i ricerca. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di produrre la metis, una conoscenza di prima mano, attraverso l\u2019esperienza. Per altro, la sensazione che pu\u00f2 essere utile rallentare \u00e8 nello spirito dei tempi, e ha prodotto negli ultimi anni una rete di sentieri che sono disegnati sull\u2019esigenza di riappropriazione dei luoghi, di un\u2019interpretazione dello spazio che ci circonda come mutamento continuo.<\/p>\n\n\n\n<p>Percorrere lentamente, a piedi o in bici, il riscoperto Cammino di Santiago, o i percorsi esperienziali intorno al Grande raccordo Anulare di Roma sperimentato dal gruppo di architetti stalker o alla M25 di Sinclair a Londra, oggi diventa non solo un percorso di conoscenza, di mappatura in cui chi cammina e i luoghi che attraversa si determinano e ridefiniscono in un rapporto di reciprocit\u00e0, ma anche una pratica di \u201cdestabilizzazione\u201d di questa lettura dicotomica e alternativa, nelle prospettive di aree che si sentono condannate al declino, e di altre che sono indicate come le uniche depositarie del futuro dell\u2019umanit\u00e0. E quando il camminare diventa strumento di riappropriazione di questi spazi, per i singoli, e di ripensamento politico della loro gestione, per chi si occupa di politiche pubbliche, appare chiaro che il futuro dell\u2019umanit\u00e0 non sia solo nelle megalopoli, come sembra sostenere la letteratura scientifica che va per la maggiore, ma in un riequilibrio delle funzioni sociali del tessuto umano dell\u2019intero continente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le varie esperienze di ripensamento di politiche pubbliche, quella &nbsp;e della conoscenza diretta e della destabilizzazione degli equilibri consolidati \u00e8 la strada che prova a percorrere in Italia anche la Strategia Nazionale delle Aree Interne, una politica sperimentale che ha lo specifico obiettivo di ridurre quegli squilibri demografici territoriali che rendono i cittadini dei paesi occidentali, costituzionalmente uguali, diversi per accesso ai servizi di cittadinanza e opportunit\u00e0 di crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>I ricercatori e&nbsp;<em>policy makers<\/em>&nbsp;impegnati nella Strategia, nel corso degli ultimi due anni, hanno percorso a bordo di pulmini e mezzi pubblici oltre cinquantamila chilometri nelle aree pi\u00f9 remote del paese, hanno parlato con medici, preti, imprenditori, studenti, sindaci, agricoltori hanno fatto esperienza diretta e visto con i loro occhi ciascuno dei territori nei quali operano, hanno imparato a leggerne il paesaggio, a verificare puntualmente li dove c\u2019\u00e8 corrispondenza tra un dato statistico e dove no.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella convinzione che per interrompere la sensazione dell\u2019ineluttabilit\u00e0 del declino sia necessario guardare non solo ai bisogni ma soprattutto ai desideri dei giovani, fanno del loro meglio per rimuovere gli ostacoli che impediscono che i soggetti pi\u00f9 attivi possano proporre nuove letture del territorio, e nuove ragioni per abitarlo. E hanno camminato insieme ai cittadini discutendo con loro il passato, il presente, e il futuro dei luoghi attraversati nel tentativo di individuare le maniere pi\u00f9 idonee per combattere i trend di spopolamento delle aree meno servite del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi camminare attraverso l\u2019Europa, un continente dove gli ambienti primordiali sono ormai del tutto spariti, significa attraversare un ambiente fortemente antropizzato, nel quale si alternano vuoti che sono stati pieni e pieni, che fino a non molto tempo fa erano vuoti. E cogliere le forme antitetiche e complementari fra gli spazi e fra la modalit\u00e0 di viverli.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte ad una rarefazione umana ed produttiva nelle aree spopolate, abbiamo un intensificarsi e standardizzarsi delle relazioni commerciali in quelle che si ripopolano, nelle quali per\u00f2 sembrano restringersi gli spazi di autonomia e di sperimentazione dei singoli, a fronte all\u2019apertura di nuovi orizzonti per i pionieri che decidono di restare o di stabilirsi nelle aree remote.<\/p>\n\n\n\n<p>La lotta per le risorse si fa durissima nelle aree ad alta densit\u00e0 abitativa, dove aumentano le diseguaglianze, mentre si allarga la fetta di torta per chi rimane sui territori bassamente popolati, nei quali per\u00f2 le difficolt\u00e0 ad accedere all\u2019economia della conoscenza ipoteca le opportunit\u00e0 per migliorare le proprie condizioni di vita, e spinge i cittadini all\u2019abbandono.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraversare l\u2019Europa a piedi, oggi, quando lo si pu\u00f2 fare con voli a bassissimo prezzo, significa scegliere di riappropriarsi dei propri spazi, e di comprendere quanto l\u2019alternativa apocalittica fra \u201cformicai\u201d e deserti sia una mistificazione che ci rende cittadini incapaci di prendere in mano il proprio futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>l&#8217;articolo originale \u00e8 uscito per cheFare il 26 luglio 2016 e si pu\u00f2 vedere <a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/europa-rigenerazione-demografica\/\">qui<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il 1999 e il 2000, proprio mentre Margaret Tatcher inaugurava il Millenium Dome di Londra, l\u2019enorme spazio espositivo che<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=225\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\">L\u2019Europa per una rigenerazione demografica<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":381,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/225"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=225"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/225\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":382,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/225\/revisions\/382"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/381"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=225"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=225"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=225"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}