{"id":221,"date":"2015-11-05T22:13:35","date_gmt":"2015-11-05T21:13:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=221"},"modified":"2021-01-14T19:21:31","modified_gmt":"2021-01-14T18:21:31","slug":"spazi-di-sostenibilita-climatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=221","title":{"rendered":"Spazi di sostenibilit\u00e0 climatica"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"547\" src=\"http:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pecore-sotto-lalbero-1024x547.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-385\" srcset=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pecore-sotto-lalbero-1024x547.jpg 1024w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pecore-sotto-lalbero-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pecore-sotto-lalbero-768x410.jpg 768w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/pecore-sotto-lalbero.jpg 1440w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Agosto nella Marmilla<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nell\u2019inverno 2015 mi trovo in un\u2019area remota delle Alpi, per ragionare con le associazioni dei cittadini e i sindaci dei piccoli comuni su un tema sempre pi\u00f9 sentito nelle aree interne del paese: come fermare l\u2019esodo della popolazione da queste zone, uno spopolamento reso pi\u00f9 drammatico anche dalle difficolt\u00e0 che le attivit\u00e0 economiche legate al turismo invernale stanno affrontando da quando la competizione sullo sci si \u00e8 fatta pi\u00f9 intensa, e la crisi post 2008 ha cominciato ad intaccare le gi\u00e0 scarse opportunit\u00e0 di lavoro esistenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai margini della discussione mi si avvicina un giovane che si presenta come imprenditore. Indicandomi la corona di grandi montagne che ci circonda, mi chiede se, pur essendo gennaio, io veda neve in giro. Mi guardo intorno: i versanti e le cime sono spoglie e secche, la luce \u00e8 grigia, l\u2019aria gelata, ma la neve non c\u2019\u00e8, nemmeno in alto. \u201cEcco, io ho investito 100 mila euro per rifare gli impianti di risalita, ho ricevuto una parte di finanziamenti pubblici, e ora di neve non ce n\u2019\u00e8. Che faccio?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema, mi dice, \u00e8 che non vede come potr\u00e0 ripagare il debito contratto per l\u2019investimento con le banche; sa che come funzionario pubblico, posso fare ben poco per far tornare la neve, ma spera che io possa aiutarlo ad avere un permesso per costruire un bacino idrico da cui attingere l\u2019acqua necessaria per alimentare i cannoni sparaneve; non posso, ne so, dargli una risposta precisa, ma esprimo tutti i miei dubbi sull\u2019idea di costruire un invaso ad alta quota, in un\u2019area con un dissesto idrogeologico spaventoso, dove, quando piove, le pareti sovrastanti i fondovalle scagliano letteralmente pietre e fango sulle strade usate quotidianamente per andare a scuola o al lavoro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/Schermata-2015-11-03-alle-16.15.47-1.jpg\" alt=\"sostenibilit\u00e0\" class=\"wp-image-181792\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Continuo a pensare a quell\u2019imprenditore e al tema che ha sollevato. Continuo a farlo anche nei giorni successivi perch\u00e9 alla fine quell\u2019uomo non ha tutti i torti a rivolgersi a me, perch\u00e9 in quanto rappresentate delle istituzioni, la questione della neve riguarda anche me.<\/p>\n\n\n\n<p>Vediamo perch\u00e9. Il suo piano di rientro \u00e8 stato calcolato sui guadagni accumulabili in un numero di giornate annuali di innevamento quali quelle che c\u2019erano negli anni Settanta del secolo scorso, gli anni d\u2019oro del boom dello sci. Oggi quel numero si \u00e8 ridotto di quasi un terzo. Ha dunque sbagliato lui, facendo un piano finanziario senza tenere in considerazione un dato oggettivo e documentabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha sbagliato perch\u00e9 poco informato, ma ha sbagliato anche l\u2019amministrazione pubblica, che ha dato il via libera e cofinanziato un progetto fallimentare, che ora, per non naufragare, richiede interventi aggressivamente invasivi, che a loro volta necessiteranno, presto ed inevitabilmente, di altri interventi di ripristino, di \u201cmessa in sicurezza\u201d, ancora pi\u00f9 costosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo perch\u00e9, molto semplicemente, l\u2019amministrazione pubblica non sa pi\u00f9 guardare a ci\u00f2 che \u00e8 successo e sta succedendo nei luoghi, al mutamento nell\u2019uso degli spazi, del clima, delle stagioni. Ha progettato, finanziato, costruito in base a una visione vecchia, una istantanea scattata 40 anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0, mi dice il direttore del consorzio forestale dell\u2019area, \u00e8 che politiche pubbliche ed i cittadini non tengono conto del riscaldamento globale. \u201cLa terra intorno a noi sembra malata. Il cambiamento climatico \u00e8 arrivato anche qui\u201d. E quando quest\u2019uomo parla di cambiamento climatico, non ha in testa grafici e proiezioni, n\u00e9 pensa a cosa potrebbe succedere da qui ai prossimi cento anni, o ai problemi che pone il disgelo agli orsi bianchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il direttore del consorzio pensa alla valle dove vive, vede che con il ridursi dell\u2019innevamento si sono ridotte le possibilit\u00e0 di guadagno, e quindi le opportunit\u00e0 di lavoro, e si rende conto che sono peggiorate le condizioni di sicurezza nel muoversi nei fondovalle e sui versanti delle montagne. Eppure ne attribuisce la colpa con sicurezza al cambiamento climatico, un fenomeno globale e fino a qualche anno fa considerato inafferrabile, e forse ha anche presente che in intere aree del mondo, anche del mondo occidentale, sono a rischio le vite di molte persone.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/Schermata-2015-11-03-alle-16.15.38-1.jpg\" alt=\"sostenbilit\u00e0\" class=\"wp-image-181795\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Gli effetti del riscaldamento globale, sosteneva&nbsp;<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Dale_Jamieson\">Dale Jamieson<\/a>&nbsp;solo qualche anno fa, nel suo libro&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Reason-Dark-Time-Struggle-Against\/dp\/0199337667\"><em>Reason in the Dark Time<\/em><\/a>&nbsp;sono cos\u00ec dispersi nel tempo e nello spazio, che \u00e8 praticamente impossibile ricondurre i singoli fenomeni, come quello della riduzione della neve, al cambio climatico. Le affermazioni del direttore del consorzio sembrano mostrarci non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, e le conclusioni dell\u2019ultimo rapporto dell\u2019IPCC, il panel scientifico dell\u2019ONU sui cambiamenti climatici mettono l\u2019accento proprio sullo slittamento del tema del cambiamento climatico da una dimensione percepita come astratta, distante, ad una pi\u00f9 immediatamente comprensibile, che pone problemi tecnici e politici nella vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed in questo quadro mutato che si inseriscono due libri usciti quest\u2019anno&nbsp;<em><a href=\"http:\/\/www.ilsaggiatore.com\/argomenti\/politica-attualita\/9788842818809\/la-politica-del-cambiamento-climatico\/\">La politica dal Cambiamento Climatico<\/a><\/em>, di Anthony Giddens e&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.rizzoli.eu\/libri\/una-rivoluzione-ci-salvera\/\"><em>Una rivoluzione ci salver\u00e0. Perch\u00e9 il capitalismo non \u00e8 sostenibile<\/em><\/a>&nbsp;di Naomi Klein, ed a scriverli, non a caso, sono due tecnici della politica, non degli scienziati. I due il libri si pongono il problema di come sia possibile, una volta che il tema \u00e8 entrato a far parte stabilmente dell\u2019agenda politica delle relazioni internazionali, e che ormai anche il mondo scientifico sia unamime nel riconoscere la sua effettiva esistenza, farlo precipitare nella pratica delle politiche pubbliche e nella consapevolezza dei cittadini. Perch\u00e9, nonostante siano passati oltre vent\u2019anni dal summit di Rio, e oltra trenta dal rapporto di Roma, ancor oggi non si \u00e8 riusciti ridurre le nostre emissioni di carbonio nell\u2019atmosfera? Cosa bisogna fare?<\/p>\n\n\n\n<p>Le risposte sono diverse e in una certa qual maniera opposte. Ambedue riconoscono l\u2019urgenza del problema, e la necessit\u00e0 di un ripensamento radicale, ma l\u2019una non mette in discussione i sistemi di potere, fa riferimento ad una riconversione verde del mercato, e offre una soluzione tecnica, mettendo a fuoco un segmento specifico sul quale intervenire; il ruolo dello stato e delle sue strutture periferiche. L\u2019altra individua chiaramente la causa politica di questa empasse, il neoliberismo, e dichiara irriformabile il sistema capitalistico governato dalle multinazionali. In realt\u00e0 ambedue gli autori confessano la parzialit\u00e0 delle soluzioni che loro stessi propongono.<img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/Anthony_Giddens01_Colour_.jpg\" alt=\"Anthony Giddens\" width=\"300\" height=\"210\" srcset=\"\/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/Anthony_Giddens01_Colour_.jpg 1181w, \/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/Anthony_Giddens01_Colour_-768x536.jpg 768w, \/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/Anthony_Giddens01_Colour_-1024x715.jpg 1024w, \/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/Anthony_Giddens01_Colour_-650x454.jpg 650w\"><\/p>\n\n\n\n<p id=\"caption-attachment-181790\">Anthony Giddens<\/p>\n\n\n\n<p>Antony Giddens, un sociologo noto per il suo endorsement filosofico alla terza via di Tony Blair, offre una risposta da tecnico della politica; la parte pi\u00f9 interessante del suo libro si ruota intorno all\u2019importanza di tradurre l\u2019emergenza ambientale in interventi pubblici pi\u00f9 incisivi, e su come il riscaldamento globale possa essere incorporato nelle scelte di politiche spicciole di governo del territorio. Forse proprio per il fatto di essere uscito in Italia solo ora, dopo essere stato pubblicato la prima volta nel 2009, il suo libro appare come un libro datato, che contiene una lunga disanima di dati in parte superati che risulta approssimativa e superflua, e che non esce dalla scia ideologica della semplice riconversione del sistema capitalistico ad un sistema di green economy, e da un\u2019ottimistica visione delle opportunit\u00e0 che offre questa situazione per produrre profitti .<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 invece il rovello, il nodo critico dal quale prende le mosse il libro della giornalista Naomi Klein, che per respiro concettuale supera ampiamente quello di Anthony Giddens. La soluzione che propone Naomi Klein, non senza negarne le difficolt\u00e0, \u00e8 politica, e si centra sull\u2019inadeguatezza del sistema capitalistico che, per sua natura, appare incapace di recepire e di pensare un\u2019economia diversa. Se Giddens decide di eludere il tema di come costruire il consenso necessario intorno ad soluzione tecnica, che appare in qualche maniera calata dall\u2019alto, Naomi Klein fa un passo avanti, e pone maggiore attenzione alle pratiche di adattamento al cambio climatico che in molte parti del pianeta sperimentano cittadini autorganizzati, confessando per\u00f2 i suoi dubbi sulla effettiva percorribilit\u00e0 politica di queste soluzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 cresciuta un nuovo tipo di consapevolezza, afferma Naomi Klein, che lega la questione climatica ai temi dell\u2019equit\u00e0 sociale, da questo tipo di approccio nascono alleanze inedite che possono vedere dalla stessa parte movimenti sindacali e gruppi indigeni. Ma questo movimenti cos\u00ec frammentati saranno in grado di farsi egemoni tra gli elettori anche del primo mondo, che son quelli che pi\u00f9 degli altri beneficiano dei prezzi bassi della benzina? D\u2019altra parte la stessa Klein lascia aperta l\u2019opzione di una svolta pi\u00f9 interna al sistema, indicando il \u201cmodello tedesco\u201d come il pi\u00f9 avanzato, un modello che vede una presenza pi\u00f9 forte dello stato regolatore, in grado di promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini nelle scelte e di contenere gli appetiti insaziabili delle grandi multinazionali Ma nello stesso tempo esprime dubbi sul fatto che sia proprio questo atteggiamento istituzionale che abbia prodotto le condizioni che hanno impedito fino ad oggi la svolta auspicata.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2015\/11\/klein-kuFC-U10401539224602sOD-700x394@LaStampa.it_.jpg\" alt=\"klein-kuFC-U10401539224602sOD-700x394@LaStampa.it\" class=\"wp-image-181791\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le vallate alpine sono ancora oggi luoghi bellissimi, anche se nel corso degli ultimi trent\u2019anni hanno sofferto dell\u2019effetto congiunto delle monoculture economiche, il turismo invernale in primis, e da un\u2019infrastrutturazione spesso deturpante. L\u2019agricoltura, il settore economico che nel nostro paese ha risentito meno della crisi, e la connessa la cura del territorio, \u00e8 pressoch\u00e9 in abbandono e oggi un ruolo del tutto marginale nella testa della gran parte dei cittadini. In alcuni casi queste aree hanno accumulato un deficit ambientale tale da essere oggi quasi inabitabili, mentre l\u2019abbandono massiccio da parte della popolazione le pone lontano dai centri decisionali e ne causa marginalit\u00e0 politica. E non c\u2019\u00e8 bisogno di proiettarsi in un futuro remoto per capire che nel giro di pochi anni queste aree saranno del tutto inabitabili. \u00c8 un\u2019emergenza, eppure la sensazione \u00e8 che non abbiamo gli strumenti con cui intervenire rapidamente, dall\u2019alto, perch\u00e9 questi giardini possano tornare a fiorire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricostruire un giardino, come dice&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gilles_Cl%C3%A9ment\">Gilles Clement<\/a>, \u00e8 un progetto politico, perch\u00e9 per sua natura \u201cil giardino contiene il \u201cmeglio\u201d: ci\u00f2 che si ritiene pi\u00f9 prezioso, pi\u00f9 utile, pi\u00f9 equilibrante. E l\u2019idea del \u201cmeglio\u201d cambia nel corso della storia. Non si tratta di organizzare la natura secondo una scenografia rassicurante, ma anche di esprimere in esso un pensiero concluso dell\u2019epoca in cui si vive, un rapporto con il mondo, una visione politica.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente la soluzione a questa emergenza va cercata nei territori, nelle pratiche di sopravvivenza che i cittadini e amministratori sperimentano gi\u00e0 oggi di fronte alle difficolt\u00e0 dei mutamenti climatici, e difronte ai quali sono troppo spessi lasciati soli. C\u2019\u00e8 molto da apprendere queste soluzioni spicciole che devono essere ascoltate, promosse e qualificate. Bisogna che gli abitanti delle alpi aree si trasformino in giardinieri della montagna, competenti, motivati dall\u2019amore per i luoghi in cui vivono e determinati a continuare a viverci.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;articolo originale \u00e8 uscito per cheFare il 5 novembre 2015 ed \u00e8 visibile <a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/spazi-di-sostenibilita-climatica\/\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/www.che-fare.com\/spazi-di-sostenibilita-climatica\/\">qui<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019inverno 2015 mi trovo in un\u2019area remota delle Alpi, per ragionare con le associazioni dei cittadini e i sindaci dei<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=221\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\">Spazi di sostenibilit\u00e0 climatica<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":385,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/221"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=221"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/221\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":387,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/221\/revisions\/387"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/385"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=221"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=221"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=221"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}