{"id":216,"date":"2014-02-07T22:00:17","date_gmt":"2014-02-07T21:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=216"},"modified":"2021-01-14T19:53:10","modified_gmt":"2021-01-14T18:53:10","slug":"allaquila-con-lo-sguardo-rivolto-alle-comunita-possibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=216","title":{"rendered":"All\u2019Aquila con lo sguardo rivolto alle comunit\u00e0 possibili"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/laquila.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-395\" width=\"849\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/laquila.jpg 604w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/laquila-300x168.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 849px) 100vw, 849px\" \/><figcaption>L&#8217;Aquila , maggio 2009<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h1>All\u2019Aquila con lo sguardo rivolto alle comunit\u00e0 possibili<\/h1>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.lavoroculturale.org\/author\/filippo-tantillo\/\">Filippo Tantillo<\/a>&nbsp;7 Febbraio 2014<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Pubblichiamo un contributo di&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.filippotantillo.net\/?p=294\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Filippo Tantillo<\/a>, autore di \u201cLe comunit\u00e0 possibili\u201d: un racconto audiovisivo su Salute mentale e partecipazione, dalla chiusura dei manicomi alla ricostruzione de L\u2019Aquila.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non ero l\u00ec la notte del 6 aprile 2009. Per quanto sentissi l\u2019urgenza di precipitarmi a vedere cosa fosse successo, come stessero studenti e amici, cos\u2019era della scuola, della sua videoteca, dedicata a mio padre, Giovanni Tantillo, della citt\u00e0, ho deciso di attendere, e di evitare di andare in un momento in cui sembrava che tutto il paese accorresse, i giornali non parlavano d\u2019altro, si muoveva un\u2019enorme ed elefantiaca macchina mediatica e di soccorsi che escludeva l\u2019apporto delle singole persone e delle loro storie personali.&nbsp;<strong>Volevo capire cosa effettivamente potevo fare io per L\u2019Aquila, ed ero convinto che l\u2019avrei capito solo una volta che il frastuono mediatico e organizzativo si fosse un po\u2019 acquietato.<\/strong>&nbsp;Intanto osservavo il racconto che i mezzi di comunicazione stavano imbastendo sulla citt\u00e0 dell\u2019emergenza, sul dopo sisma.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul terremoto era infatti all\u2019opera una gigantesca macchina di narrazione, che nascondeva le ferite pi\u00f9 profonde nel tessuto sociale, che ero convinto, non avrebbero tardato ad emergere.<br>La mia prima esigenza quindi era quella, oltre che di prendermi cura, in qualche maniera, della citt\u00e0 che mi aveva cos\u00ec ben accolto tra quinte di grandi montagne, di fornire un racconto diverso dalla voce monocorde che si sentiva (in molti ebbero in quei giorni la mia stessa urgenza): in questo ero stato spinto dagli studenti dell\u2019Accademia che nel terremoto stavano vivendo la loro esperienza in prima linea, non solo come persone, ma come documentatori. L\u2019entusiasmo del trovarsi finalmente sulla frontiera cresceva all\u2019interno della condizione solidale ed egualitaria delle tendopoli, isole sicure circondate da un mare di paura, dove non si possiede nulla e non c\u2019\u00e8 niente da perdere, che si era trasformato da subito in voglia di ricostruzione e ancora pi\u00f9 di rinascita, in passione del cambiamento. Il futuro visto dalle tendopoli era tutto da scrivere.&nbsp;<strong>Il terremoto aveva fatto piazza pulita delle stratificazioni sociali talvolta soffocanti e tipiche di una piccola citt\u00e0 italiana come l\u2019Aquila, i notabili locali erano nelle tende insieme ai pastori: molte incertezze, ma anche opportunit\u00e0 di cambiamento.&nbsp;<\/strong>Trascinato da questo entusiasmo il mio primo istinto era stato quello di andare a cercare i segni di vitalit\u00e0 della citt\u00e0, al di l\u00e0 del cordoglio nazionale che sembrava coprire tutto, cominciando nel migliore dei modi: riprendere in una giornata di piena primavera, l\u2019aria minerale di montagna tiepida, la citt\u00e0 devastata sotto un cielo blu compatto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le prime voci dissonanti vennero dall\u2019interno del Centro Psichiatrico cittadino.<\/strong>&nbsp;Ad una settimana dal terremoto, sul tavolo del responsabile del Dipartimento di salute mentale della ASL cittadina infatti, era arrivata la notizia che la Protezione civile era intenzionata a costruire una tendopoli dedicata ai servizi psichiatrici e ai loro pazienti, e solo a loro, ben distante dalla citt\u00e0. La preoccupazione della Protezione Civile era, in qualche maniera, che la presenza dei \u201cmatti\u201d in mezzo ai comuni cittadini potesse creare problemi nella gestione dell\u2019emergenza.<br><strong>Il responsabile del servizio, Vittorio Sconci, dopo essersi consultato con i suoi collaboratori, aveva risposto che non se ne parlava, che in Italia la salute mentale, per legge, non si persegue rinchiudendo o isolando i pazienti in strutture apposite, ma favorendone il reinserimento nella comunit\u00e0; quindi anche i matti avrebbero dovuto essere accolti nelle tendopoli, come tutti<\/strong>. Inoltre, e questo era sotto gli occhi di tutti, nel post terremoto, tutta la comunit\u00e0 \u00e8 in uno stato di grave sofferenza, e gli stessi servizi psichiatrici devono poter operare a pi\u00f9 largo spettro.<br>Dal rapporto fra i matti e il terremoto iniziava il mio film, la mia ricerca. In quella fase non cercavo \u201cuna storia\u201d da raccontare, documentavo, fiducioso che la strada si sarebbe fatta da se. Di fatto ancora non pensavo a cosa avrei fatto di quel materiale girato.<br>Ne ho parlato con l\u2019amico John Foot, che insegna alla UCL, l\u2019Universit\u00e0 di Londra, fa studi culturali sull\u2019Italia contemporanea; sapevo infatti che John stava seguendo in quel momento un progetto di ricerca sulla legge Basaglia e sul movimento della \u201cdeistituzionalizzazione\u201d; \u00e8 stato lui che mi ha fornito la prima chiave di lettura, una prima traccia narrativa. La sua preoccupazione, in quel momento, era quella di come far capire al pubblico inglese il motivo per cui gli psichiatri, in Italia, li si trova un p\u00f2 dappertutto, oltre che naturalmente nelle strutture sanitarie. Io stesso conosco psichiatri scrittori, politici, attori, cantanti, e non solo perch\u00e9 non trovano lavoro. Perch\u00e9 sono cos\u00ec partecipi della vita sociale? Lo psichiatra, nella testa dei pi\u00f9, \u00e8 un uomo che lavora col camice bianco che non condivide nulla di nulla col suo paziente. E cos\u00ec abbiamo condiviso l\u2019idea di un percorso a ritroso, alla ricerca delle origini delle pratiche partecipative e di cittadinanza nate nel mondo dell\u2019esperienza del superamento dei manicomi, e di capire cosa quelle pratiche avevano da insegnare nella gestione delle situazioni di emergenza e nella ricostruzione mentale delle comunit\u00e0 devastate da eventi improvvisi e traumatici, come il terremoto dell\u2019Aquila.<br><strong>Una storia che affonda le sue radici negli anni Settanta quando per la prima volta gli operatori formati alla scuola di Basaglia, si trovano proiettati in una situazione d\u2019emergenza in Irpinia, durante il terremoto del 1980.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/95.jpg\"><img src=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/95.jpg\" alt=\"95\" class=\"wp-image-6858\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Una storia rinvenuta negli archivi delle Teche rai, che sono entrate a far parte del progetto di ricerca grazie al supporto di UCL, insieme a quelle sull\u2019esperienza del Centro di medicina sociale di Giugliano, vicino Napoli, dove si sperimentarono e si estesero nel mondo vasto le pratiche di inclusione sociale nate all\u2019interno delle mura di un ospedale psichiatrico, proprio per superarle.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 anche molto di autobiografico nel film, sono un ricercatore di campo, e in molti dei miei film indago le motivazioni, gli interessi e le difficolt\u00e0 di chi \u00e8 impegnato nella Pubblica amministrazione nel tentativo di conoscere meglio i bisogni dei cittadini, e di costruire servizi intorno ai bisogni.&nbsp;<strong>Una risposta, parziale, \u00e8 contenuta nell\u2019ultima parte del film: coniugare ragione e sentimento \u00e8 la maniera pi\u00f9 saggia di conoscere il mondo, e quella pi\u00f9 capace di migliorarlo.<\/strong><br>I film di videoricerca cercano di mantenere la misura e l\u2019esattezza della ricerca e di restituire la multidimensionalit\u00e0 dei fenomeni che indagano, ma sono anche degli oggetti ricorsivi, costruiti per essere messi in discussione. \u201cLe comunit\u00e0 possibili\u201d \u00e8 stato pensato per stimolare nuovi pensieri sul destino dell\u2019Aquila, per muovere i cittadini, per non farli sentire soli davanti alle difficolt\u00e0, per fare loro coraggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Articolo uscito per il Lavoro Culturale il 17 febbraio 2014 e visibile&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.lavoroculturale.org\/aquila-comunita-possibili\/filippo-tantillo\/2014\/\">qui<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019Aquila con lo sguardo rivolto alle comunit\u00e0 possibili di&nbsp;Filippo Tantillo&nbsp;7 Febbraio 2014 Pubblichiamo un contributo di&nbsp;Filippo Tantillo, autore di \u201cLe<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=216\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\">All\u2019Aquila con lo sguardo rivolto alle comunit\u00e0 possibili<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":397,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/216"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=216"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/216\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":398,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/216\/revisions\/398"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/397"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=216"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=216"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=216"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}