{"id":214,"date":"2014-01-30T21:58:12","date_gmt":"2014-01-30T20:58:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=214"},"modified":"2021-01-14T19:56:51","modified_gmt":"2021-01-14T18:56:51","slug":"una-proposta-per-le-aree-interne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippotantillo.it\/?p=214","title":{"rendered":"Una proposta per le aree interne"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMGP0041-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-200\" srcset=\"https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMGP0041-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMGP0041-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMGP0041-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMGP0041-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMGP0041-2048x1536.jpg 2048w, https:\/\/www.filippotantillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/IMGP0041-440x330.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Dal 22 gennaio \u00e8 visibile sul sito del ministro della Coesione Territoriale \u00abLa Strategia Nazionale per le Aree interne\u00bb. La Strategia, lanciata dal ex ministro Fabrizio Barca pi\u00f9 di un anno fa, oggi comincia a muovere i primi passi con un progetto pilota. A questo proposito su questo giornale ha scritto Piero Bevilacqua: \u00abSi tratta di un progetto che, per visione e modo di procedere, si distacca nettamente dal modello di sviluppo economico tardo-novecentesco rappresentato dalla Tav\u2026 Sono due strade opposte e culturalmente inconciliabili\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h4>COSA SONO LE AREE INTERNE?<\/h4>\n\n\n\n<p>Le aree interne sono le zone geografiche del nostro paese meno servite dai servizi pubblici, individuate attraverso degli indicatori che misurano la lontananza dei territori da scuole, ospedali, stazioni, in termini di distanza e raggiungibilit\u00e0. Coincidono con quelle aree che, dall\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 industriale, perdono popolazione a favore delle citt\u00e0, dei fondovalle, della costa. Si tratta quasi esclusivamente di regioni montuose il cui paesaggio porta le tracce di un secolare sfruttamento intensivo di acqua, risorse minerarie, patrimonio boschivo. Oggi in questi luoghi si sopravvive soprattutto grazie ai trasferimenti pubblici, le pensioni, l\u2019impiego nelle minuscole strutture dell\u2019amministrazione pubblica locale, e a piccole attivit\u00e0 economiche; aree omogenee dal punto di vista sociale e scarsamente conflittuali. Non sono necessariamente povere, ma in tutte i beni pubblici scarseggiano e sono malridotti, gli ospedali sono lontani, le scuole vuote, le donne non lavorano, gli uomini praticano un pendolarismo che assomiglia a una forma di emigrazione, i giovani che possono vanno a studiare fuori e non tornano.<\/p>\n\n\n\n<h4>TERRITORI IN MOVIMENTO<\/h4>\n\n\n\n<p>A guardarle con maggiore attenzione, le aree interne non sono tutte uguali. In alcune l\u2019emigrazione appare come un fenomeno fisiologico, di riequilibrio naturale, e a fronte di cittadini che se ne vanno, si moltiplicano le tracce di nuovi arrivi. Si tratta per lo pi\u00f9 di giovani, con esperienza di lavoro e studio maturate altrove, impegnati nella costruzione delle condizioni materiali della loro vita, come nuovi coloni, in luoghi dove non esistono opportunit\u00e0 di lavoro. Queste aree interne sono fortunate se i cittadini sono in grado di organizzarsi, di promuovere una classe dirigente nuova, nel tentativo di contrastare i meccanismi che li condannano, e offrire una visione alternativa di futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimangono comunque territori fragilissimi: per innescare un processo di desertificazione di un\u2019intera area basta che il numero di bambini non sia pi\u00f9 sufficiente ad aprire una prima elementare, che chiuda una scuola, che muoia la cartolibreria che viveva della scuola, e cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p>La Strategia prova a puntare su queste aree in movimento, in una logica di riequilibrio dei servizi e di promozione dello sviluppo e del lavoro. E prova a intervenire in maniera nuova, andando a raccogliere sui territori le dinamiche nate dalla collaborazione fra cittadini e amministrazioni, accompagnando quelle pi\u00f9 promettenti, trasformando i conflitti in laboratori verso nuove modalit\u00e0 di relazione fra istituzioni e abitanti.<\/p>\n\n\n\n<h4>I TERRITORI MUTI<\/h4>\n\n\n\n<p>Ci sono poi le aree interne all\u2019apparenza disperate, territori muti, dove il drenaggio continuo di uomini e attivit\u00e0 economiche produce smarrimento, subalternit\u00e0, assenza di futuro. La prima cosa che colpisce, muovendosi in queste aree, non \u00e8 la mancanza di servizi, ma l\u2019incapacit\u00e0 da parte di chi le abita di esprimere bisogni e rivendicare diritti, anche i pi\u00f9 elementari. Sono luoghi dove si impara la lezione amara che pi\u00f9 la gente viene stritolata, meno reagisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui l\u2019azione della Strategia ha un altro segno, e si muove in discontinuit\u00e0 rispetto a quello che \u00e8 stato fatto negli ultimi vent\u2019anni di \u00absviluppo locale\u00bb. Punta a portare o a rafforzare i servizi pubblici, promuovendo la loro gestione associata fra i comuni e una riorganizzazione della spesa ordinaria dei ministeri, mettendo al centro interventi su scuola, sanit\u00e0, infrastrutture, messa in sicurezza del territorio, creando concrete opportunit\u00e0 di lavoro: in pratica opera sulle precondizioni per invertire il processo di impoverimento umano e materiale.<\/p>\n\n\n\n<h4>DALLE AREE INTERNE A UNA NUOVA POLITICA<\/h4>\n\n\n\n<p>Questa prima fase della Strategia necessita della messa a punto di nuovi strumenti di ascolto del territorio, con una approccio che si avvicina a quello del&nbsp;<em>civil servant<\/em>&nbsp;inglese, per cui gli uffici, piuttosto che essere ingranaggi di una catena gerarchica di politiche scelte dall\u2019alto, si pongono al servizio del cittadino, inteso come committente.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, la Strategia interroga profondamente anche la politica. Il tema dello sviluppo sociale ed economico delle aree interne \u00e8, infatti, intrecciato a quello della trasformazione delle strutture decisionali, economiche e sociali del paese. Il modello democratico rappresentativo tradizionale, fondato sul peso elettorale dei territori, contribuisce a marginalizzare, nei processi decisionali e nell\u2019attenzione pubblica, le aree scarsamente popolate; \u00e8 tempo, anche per lo Stato, di fare i conti con le nuove forme sempre pi\u00f9 diffuse di attivismo delle istituzioni locali e dei cittadini, alle quali troppo spesso si risponde soltanto con la repressione.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questi motivi siamo difronte a un\u2019operazione non facile che gi\u00e0 trova resistenze negli interessi dei\u00a0<em>rentiers<\/em>\u00a0locali, coloro che beneficiano delle condizioni di marginalit\u00e0 delle aree interne, e di strutture fortemente conservative all\u2019interno della stessa Pubblica amministrazione. Per avere successo, la Strategia deve avere le fattezza di una politica allo stesso tempo industriale e di tutela, meno dirigista e meno localista; deve essere ragionevole, in grado di fare i conti con la scarsit\u00e0 di risorse, ma ambiziosa, puntando a invertire un trend secolare di spopolamento, riaprendo un dibattito pubblico in grado di contrastare l\u2019immagine di residualit\u00e0 che ha guidato le politiche di sviluppo su questi territori.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;articolo originale \u00e8 uscito su Il Manifesto il 30 gennaio 2014 ed \u00e8 visibile <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/una-proposta-per-le-aree-interne\/\">qui<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 22 gennaio \u00e8 visibile sul sito del ministro della Coesione Territoriale \u00abLa Strategia Nazionale per le Aree interne\u00bb. 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